Forex, pochi dati macro in uscita aspettando il FOMC di domani

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Giornata particolarmente povera di dati macro, quella di oggi, in attesa del clou rappresentando, domani, dalla riunione FOMC. In ogni caso, ci sono comunque dei minimi spunti di valutazione che, in un modo o nell’altro, potrebbero contribuire a variare i cross valutari. In area euro, per esempio, esce il nuovo indice di fiducia della Banca del Belgio, che dovrebbe ritracciare i miglioramenti degli ultimi mesi e calare da +0,7 a -2,4, livello di aprile, con livelli ancora coerenti con una moderata espansione dell’economia belga.

Pochi dati macro euro, dalla Germania gli unici spunti

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Quella che si è recentemente avviata è una settimana priva di particolari spunti sul fronte macroeconomico. I pochi, inoltre, dovrebbero essere abbastanza tenui (o negativi) e arrivare dalla Germania, dove l’indagine ZEW dovrebbe risentire maggiormente della volatilità sui mercati finanziari nel dopo voto britannico dello scorso 23 giugno, con conseguente vittoria dei leave alla Brexit. L’indice sulle attese è visto in calo a 6 da 19,2, secondo i principali analisti. Se così fosse, non ci si aspettano comunque gravi stravolgimenti, visto e considerato che l’indicatore è di sua natura piuttosto volatile, e gli effetti sul cambio valutario sarebbero dunque molto contenuti.

Giappone verso nuovo stimolo monetario, ecco perchè

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L’economia giapponese continua a permanere in un territorio di evidente fragilità, e difficilmente la ripresa economica potrà consolidarsi senza ulteriori misure di stimolo fiscale e monetario. Consapevoli di ciò, le autorità monetarie e governative intendono compiere ogni sforzo verso un supporto più concreto ai propri obiettivi macro, dando ad esempio il via al noto rialzo dell’imposta sui consumi da aprile 2017 a ottobre 2019, annunciato a fine maggio. Le elezioni estive della Camera Alta e la debolezza della crescita fra fine 2015 e inizio 2016 sono state determinanti per il rinvio della stretta fiscale e le indicazioni di nuove misure di spesa nell’anno fiscale 2016. Tuttavia, ai fattori interni si è aggiunto lo shock esterno del referendum inglese, che ha determinato un ulteriore rafforzamento dello yen, con ricadute negative su crescita e inflazione.

Mercati finanziari, l’avversione al rischio continua a dominare

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L’avversione al rischio è il tema maggiormente dominante in queste sessioni di mercato. Il suo accentuarsi sta evidentemente penalizzando il mercato azionario a favore degli asset più difensivi come l’oro e come le valute rifugio, come il dollaro statunitense. Di fatti, nelle ultime sedute sembrano acuirsi i timori sul fronte della crescita economica, dopo che le dichiarazioni di alcuni esponenti delle principali Banche centrali hanno avvertito negativamente circa le conseguenze sulla congiuntura derivanti dall’uscita della Gran Bretagna dalla UE.

Yen in rafforzamento su dichiarazioni Boj

Torniamo oggi a occuparci dello yen: la valuta giapponese oggi è infatti tornata ad apprezzarsi, pur lievemente, passando da 107 a 106 USD/JPY. Per quanto concerne le motivazioni che hanno traghettato il cambio, una buona parte delle ipotesi può essere probabilmente ricondotta a quanto agito dal vice-governatore della Bank of Japan, Nakaso, che ha dichiarato come i rischi per lo scenario siano sempre verso il basso e che per questo la Bank of Japan aggiungerà nuovo stimolo monetario se necessario.

Dollaro in risalita su dati macro

L'euro-dollaro al ribasso ha molti vantaggi

Il dollaro statunitense anche nella giornata di oggi è stato in grado di proseguire nella propria risalita, toccando nuovi massimi nei confronti della principale controparte di scambio, l’euro. Di fatti, i dati macro pubblicati ieri, e inerenti i dati sulle vendite di nuove case, sono risultati essere molto più forti di quanto sia stato previsto dagli analisti: un’evidenza che ha permesso di aiutare le quotazioni del dollaro, anche se l’ulteriore rafforzamento del biglietto verde era già avvenuto prima della pubblicazione di tali statistiche.

Dati euro, aggiornamento con le ultime pubblicazioni

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La tornata di aprile delle indagini congiunturali per l’area euro ha mostrato un arretramento del PMI manifatturiero globale sui livelli di febbraio, appena sopra la soglia di espansione e poco sotto la media dal 2007. La flessione dei dati sopra riportati è stata più marcata per gli Emergenti (dove gli indici sono peggiorati in modo diffuso) che per i Paesi avanzati. Tra i Paesi avanzati, infatti, la situazione è difficilmente omogenea: l’arretramento di Stati Uniti, Giappone e Regno Unito è stato modesto, e in parte compensato dal miglioramento di Eurozona e Canada. Nel comparto dei servizi, invece, l’indice è rimasto stabile nell’Eurozona, è peggiorato in Giappone e nel Regno Unito, è migliorato negli Stati Uniti.

Nuova correzione del dollaro statunitense

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Il dollaro ha aperto la settimana attuale andando ad approfondire in misura significativa la correzione della settimana scorsa e riportandosi sui minimi di gennaio 2015. Con l’andamento degli ultimi giorni, il dollaro ha perso l’80% dell’apprezzamento dello scorso anno.

Per quanto intuibile, la pubblicazione dei dati di inizio settimana non è stata d’aiuto. L’ISM manifatturiero diffuso nel calendario macro ha infatti deluso, scendendo più delle attese. L’aspetto incoraggiante è però che la componente prezzi è salita molto più di quanto auspicato. Dunque, se l’ISM non-manifatturiero in corso di pubblicazione, e soprattutto l’employment report di venerdì non saranno sufficientemente positivi, il calo potrebbe proseguire oltre, andando a erodere ulteriormente il guadagno dello scorso anno, e scendendo sotto le soglie minime di inizio anno.

Dollaro in recupero ma sotto livelli pre-FOMC

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Dopo due settimane di cali quasi continuativi, il dollaro statunitense ha chiuso quella passata in recupero parziale. Un recupero che non ha però permesso al dollaro di risalire al di sopra dei livelli pre-FOMC conosciuti circa un mese fa.

Di fatti, per ricordare i principali elementi che hanno influenzato il corso della valuta nordamericana, i dati di venerdì non sembrano aver aiutato la tenuta delle sue quotazioni: le delusioni sulla produzione industriale e, soprattutto, sulla fiducia del Michigan hanno più che compensato la sorpresa favorevole sull’indice Empire. Del dato di fiducia ha pesato soprattutto il calo della componente sulle aspettative di inflazione a 5-10 anni, registrato in un mese di chiara salita delle quotazioni petrolifere.

Dollaro, chiusura di settimana al ribasso

L'euro-dollaro al ribasso ha molti vantaggi

Il dollaro ha chiuso la settimana al ribasso, su livelli in linea con i minimi di ottobre. Ancora una volta, a pesare è stata la lunga scia delle valutazioni emerse dopo la conferma di un approccio molto cauto della Federal Reserve, che lascerà i tassi fermi al FOMC del prossimo 27 aprile, senza peraltro dare sufficienti garanzie sulla possibilità di un rialzo al successivo FOMC di giugno (evento che, tuttavia, per il momento a nostro giudizio rimane ancora la view più probabile).