Analisi fondamentale e materie prime: i market mover da studiare

Le materie prime vengono spesso utilizzate come sottostanti da chi trada con le opzioni binarie. Le loro caratteristiche fanno sì che possano essere considerate come un sottostante dopotutto abbastanza prevedibile, e quindi fonte di potenziali profitti. Certo, la volatilità assume dimensioni diverse da quella delle valute ma ciò non toglie che i prezzi delle materie prime subiscano una influenza molto intensa da parte di alcuni market mover. Per poter investire in opzioni binarie legate alle materie prime, e uscirne con un buon profitti, l’analisi fondamentale si rivela più utile rispetto all’analisi tecnica.

Il discorso sui market mover delle materie prime è particolare, perché sfocia in ambiti totalmente inesplorate da altri asset – come azioni e valute. Un esempio? L’euro o il dollaro non vengono influenzate dalle notizie sul clima, ma il grano – inteso come materia prima – sì, e anche molto. Di seguito, qualche consiglio per eseguire una buona analisi fondamentale sulle materie prime.

La strada da seguire è lo studio della domanda e l’offerta. Questo vale per tutti i tipi di asset, non c’è dubbio, ma per quanto riguarda le materie prime questo discorso assume una importanza notevolissima. Il motivo risiede è che, essendo le materie prime delle merci scambiate a fini soprattutto economici – e non speculativi – la domanda e l’offerta rappresentano praticamente le uniche variabili veramente pesanti in campo.

La domanda, a dire il vero, è piuttosto stabile se si prendono in considerazione le materie prime alimentari. Tutt’al più possono essere inseriti nel calcolo alcuni tassi di crescita media – si parla di crescita perché molto semplicemente alcuni paesi fanno registrate un aumento demografico consistente. Il discorso è più complicato se si considera, per esempio, il petrolio. Le dinamiche, qui, riguardano il tasso di crescita del Pil. Se si comprime la produzione, si comprime anche il fabbisogno dei lavorati del petrolio, e quindi la domanda.

Anche per quanto riguarda l’offerta va fatta una distinzione tra alimentari e “resto del mondo”. Per quanto riguarda il grano&co. una delle variabili più importanti, forse la più importante, è il clima. E’ evidente: se nel 2015 pioverà di meno, il rischio di siccità è alto, come alto è il rischio che i raccolti non siano sufficienti. Risultato? La produzione cala. Per quanto riguarda il petrolio, le questioni sono due. In primis, la geopolitica. Purtroppo le zone in cui si produce il petrolio sono piuttosto turbolente, e il rischio di guerre – o di inasprimento di quelle già in corso – è alto. Una guerra non è proprio il contesto favorevole per produrre ed esportare. La seconda questione è solo politica. In alcune situazioni, le autorità preposte possono decidere un taglio di produzione. Sta succedendo in questo periodo: l’Arabia Saudita, maggiore produttore, ha tagliato la produzione per frenare il calo dei prezzi.

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