Cosa succede nel forex se un paese incorre nel default

Questi ultimi anni sono stati dominati dall’incubo dello spread e del default. Considerato una catastrofe, il default, o meglio il rischio di una sua eventuale comparsa, ha inciso profondamente nelle politiche governative. Possiamo affermare che l’Italia si sia fatta addirittura male per evitarlo. Questo perché i suoi effetti sono devastanti e lo sono su tutti gli ambiti. Nel mercato, innanzitutto, ma anche nell’economia reale. Anche il forex verrebbe stravolto in caso di bancarotta.

Dunque, cosa succede se un paese incorre nel default? Ovviamente dipende dalla grandezza del apese. Se è piccolo, le conseguenze sono comunque importanti, ma non tali da segnare una svolta – ovviamente negativa – nella storia del mercato valutario. Se il paese è grande, o molto grande, come l’Italia le conseguenze possono essere reali. Di seguito, una panorama di cosa potrebbe accadere.Ci sono due tipi di conseguenze. Una parte ha a che fare con il Sentiment e l’altra con l’aspetto più tecnico e macro economico.

Dal punto di vista del Sentiment, quindi della fiducia dei mercati, è facile comprendere cosa accadrebbe. Uno Stato che fa default è uno Stato fallito, con poca credibilità. Queste “caratteristiche” spaventano gli investitori e un investitore spaventato è un investitore che vende. L’ondata di vendita provocherebbe una forte svalutazione della divisa di riferimento.

A incidere, ovviamente, anche la paura dell’ignoto. Non è assolutamente frequente che uno Stato di grosse dimensioni incorra in un default, dunque non ci sono precedenti tali da orientare gli investitori.

Dal punto di vista tecnico la questione è un po’ più complessa.

A seguito del default, si creerebbe una sofferenza cronaca sul fronte dei finanziamenti. Chi presterebbe soldi a uno Stato dichiaratemente insolvente? Senza finanziamenti, le aziende estere presenti nel paese fuggirebbero, ma non prima di aver venduto tutto il denaro nella valuta di riferimento. Anche qui si giungerebbe a un’ondata di vendite scatenata, appunta, dalla prima mossa compiuta dalle aziende. Da qui alla svalutazione il passo sarebbe molto breve e si instaurerebbe un circolo vizioso.

L’unica soluzione sarebbe una forte presa di posizione da parte delle banche centrali ma in alcuni casi questo non basterebbe o potrebbe rappresentare una via poco praticabile. La Bce, per esempio, per definizione non finanzia direttamente gli Stati.

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