Deflazione e bassa crescita: l’euro crolla

Pessimi dati per l’Europa. Nonostante l’ottimismo paventato da alcuni leader politici, il Vecchio Continente sta scivolando in una stagnazione che, dopo anni di recessione, rishia di assumere le dimensioni di una catastrofe. Senza contare che la deflazione, più volte smentita, è ormai alle porte. Anzi, le distorsioni sul fronte dei prezzi possono essere considerati tra le cause primarie della crescita bassa o assente.

Questo quadro si è palesato durante la sessione del 15 maggio. L’euro, proprio sulla scorta della pubblicazione dei dati macro-economici, ha subito un indebolimento, soprattutto rispetto al dollaro.

Un altro fattore, che è poi conseguente, in grado di aver inciso sulla discesa della moneta unica, è rappresentato dalle aspettative dei trader circa il comportamento della Bce. I trader, infatti, si aspettano l’entrata in gioco di pesanti misure di politica monetaria espansiva, molto simili a quelle realizzate dall’americana Fed e dalla giapponese Boj (quindi Quantitative Easing o acquisto di titoli da parte della banca centrali).

A quanto ammonta attualmene il valore del cambio euro-dollaro? A metà mattinata, questo si scambiava a circa 1,3683. Si tratta del valore più basso da un mese e mezzo a questa parte (in intraday).

I timori, o le aspettative, degli investitori hanno ragione di esistere? La risposta è affermativa. I dati macroeconomici non lasciano molto spazio alle interpretazioni e dunque annunciano realmente un cambio di passo in Europa, almeno dal punto di vista della politica economica.

A confermare tutto ciò è intervenuta una soffiata di Reuters. Secondo questa, a giugno si procederà come minimo con un ulteriore taglio dei tassi di riferimento (che si avvicineranno ancora di più allo zero). Un’altra conferma, senz’altro più prestigiosa, è stata data da Vitor Constancio, vicepresidente della Bce, che ha ribadito – praticamente fuori contesto – le parole di Draghi di qualche giorno fa.

Interessante è invece la rivelazione di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, secondo cui la Germania è pronta a sostenere l’azione della Bce, che quindi non avrebbe più ostacolati: “A parte il quantitative easing, cui probabilmente ancora per un po’ non si farà ricorso, la Bce non ha tantissime opzioni a disposizione per tenere giù l’euro”.

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