Deludono i dati USA, rialzo tassi più lontano

L’ISM non manifatturiero ad agosto pubblicato negli ultimi giorni è stato sorprendente ma… verso il basso, con un ampio calo, a 51,4 da 55,5 punti di luglio, per un livello che è il minimo da febbraio 2010, con la variazione negativa più ampia da ottobre 2008. L’intero spaccato dell’indagine è deludente, e ben più di quanto non sia stato il dato dell’ISM manifatturiero: attività a 51,8 da 59,3, ordini a 51,4 da 60,3, occupati a 50,7 da 51,4, ordini dall’estero a 46,5 da 55,5. Le scorte correggono a 48 da una media intorno a 54 negli ultimi 4 mesi. Il livello dell’indice composito segnala ancora espansione, ma è in linea con una crescita molto modesta, dell’1%.

Sulla base di tali dati statistici le opinioni non sono certo state positive, ma nemmeno così negative da poter svoltare in peggio le prospettive, con commenti che sostanzialmente segnalano poca variazione rispetto al mese precedente, e altri osservatori che invece rilevano fattori stagionali di rallentamento ma aspettative di ripresa successiva.

Per quanto concerne gli altri dati in uscita, il PMI Markit di agosto è stato poco variato a 51 da 51,4 di luglio: nei mesi scorsi il PMI era stato molto al di sotto dei livelli visti con l’indice ISM dei servizi. I risultati dell’indagine ISM non manifatturiera sono più rilevanti come potenziale freno a un rialzo dei Fed funds a settembre rispetto ai dati dell’employment report, che sono stati ampiamente soddisfacenti per questa fase del ciclo. Tuttavia, difficilmente il FOMC potrà trascurare le valutazioni a margine della loro pubblicazione.

Detto ciò, molta attenzione hanno catalizzato le dichiarazioni di alcuni membri Fed. Williams, della Fed di San Francisco, ha ad esempio dichiarato di non avere cambiato opinione sullo scenario economico, sempre positivo, e sul sentiero dei rialzi dei tassi, ribadendo che tutte le riunioni sono “vive” e settembre non fa eccezione. Williams, come altri esponenti del FOMC hanno fatto di recente, ha infine sottolineato i rischi di squilibri finanziari crescenti a fronte di eccesso di stimolo monetario mantenuto troppo a lungo. Nella prossima settimana ci sono ancora diversi dati in uscita e molti discorsi che potrebbero condizionare le decisioni del FOMC, rendendo dunque particolarmente difficile cercare di comprendere quale sarà la posizione assunta dal comitato nella riunione del prossimo 21 settembre.

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