Dollaro, chiusura di settimana al ribasso

Il dollaro ha chiuso la settimana al ribasso, su livelli in linea con i minimi di ottobre. Ancora una volta, a pesare è stata la lunga scia delle valutazioni emerse dopo la conferma di un approccio molto cauto della Federal Reserve, che lascerà i tassi fermi al FOMC del prossimo 27 aprile, senza peraltro dare sufficienti garanzie sulla possibilità di un rialzo al successivo FOMC di giugno (evento che, tuttavia, per il momento a nostro giudizio rimane ancora la view più probabile).

La Fed ha dunque ribadito che a meno di sviluppi particolarmente sfavorevoli il calo per ora dovrebbe arrestarsi qui. Per quanto concerne i rischi verso il basso, esiste qualche margine da maturare (eventualmente) nel prossimo futuro. In tal senso, il calendario macro offre qualche spunto: in settimana usciranno i dati su vendite al dettaglio, inflazione, indice Empire, produzione industriale e fiducia del Michigan. Le attese sono generalmente positive, ma attenzione alle brutte sorprese che potrebbero portare ancora più in basso la valuta verde.

Naturalmente, l’euro ha aggiornato i prossimi massimi, denotando una discreta forza della moneta unica, anche se difficilmente si riusciranno a contenere e consolidare tali livelli ancora per molto tempo. Gli attesi discorsi BCE e i verbali dell’ultima riunione pubblicati pochi giorni fa hanno sostanzialmente affermato che nonostante la portata fortemente espansiva delle misure adottate finora, la Banca centrale non esclude ulteriori interventi se necessario. Tuttavia, è bene ricordare che i margini di intervento sono oramai molto ridotti, e che i tassi potrebbero sì scendere ancora, ma di poco. La percezione che questa potrebbe essere la parte finale della fase espansiva è fattore di sostegno per l’euro, ma lo espone più facilmente a nuovi cedimenti in caso di dati negativi.

Considerando vari fattori endogeni ed esogeni all’area, riteniamo che l’euro possa presto indebolirsi, aggirandosi per un pò sul range intorno a quota 1,10. Più sul breve termine, attenzione ai dati macro in uscita: in settimana verranno infatti pubblicati i dati di produzione industriale aggregata dell’area euro. Dovrebbero essere negativi, salvo clamorose sorprese, e tali valori, in combinazione con dati USA – attesi, come sopra abbiamo ricordato – invece positivi potrebbero creare le condizioni per un arretramento dell’euro.

Più sul medio termine, l’euro dovrebbe indebolirsi in concomitanza con l’accrescere delle informazioni che renderanno molto probabile il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (giugno?).

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