Dollaro in recupero ma sotto livelli pre-FOMC

Dopo due settimane di cali quasi continuativi, il dollaro statunitense ha chiuso quella passata in recupero parziale. Un recupero che non ha però permesso al dollaro di risalire al di sopra dei livelli pre-FOMC conosciuti circa un mese fa.

Di fatti, per ricordare i principali elementi che hanno influenzato il corso della valuta nordamericana, i dati di venerdì non sembrano aver aiutato la tenuta delle sue quotazioni: le delusioni sulla produzione industriale e, soprattutto, sulla fiducia del Michigan hanno più che compensato la sorpresa favorevole sull’indice Empire. Del dato di fiducia ha pesato soprattutto il calo della componente sulle aspettative di inflazione a 5-10 anni, registrato in un mese di chiara salita delle quotazioni petrolifere.

A proposito di quotazioni petrolifere, il greggio sembra risentire del fallimento del vertice di Doha, che si è concluso senza il raggiungimento di alcun accordo in merito alla possibilità di congelare la produzione per sostenere i prezzi: un’intesa che da più parti (ad esempio, la Russia) si sperava potesse produrre dei risultati significativi, e che invece sembra essere destinato a naufragare nel nulla. Un naufragio non totalmente inatteso, ma che sembra comunque aver prodotto qualche scossone negli animi dei più speranzosi.

Quanto sopra potrebbe offrire un modesto supporto al biglietto verde in una settimana in cui gli spunti macro sono scarsi. Dai dati infatti (vendite di case domani e mercoledì, Philly Fed giovedì) si attendono segnali di carattere misto. Tra oggi e domani vi saranno alcuni discorsi Fed. In ogni caso, dal lato USA non si scorgono spunti che possano fornire al dollaro grosse spinte rialziste: un ruolo sarà pertanto giocato anche dalla riunione BCE di giovedì e dai dati dell’area euro.

Più sul medio termine, comunque, rimangono ferme le prospettive di un apprezzamento del dollaro statunitense. Riteniamo pertanto prudenziale cercare di assumere un atteggiamento attendista sul breve, con il dollaro che non dovrebbe andare incontro agli effetti di un rialzo dei tassi di interesse nella prossima sessione, considerato che non vi saranno decisioni in tal senso. Di contro, il dollaro dovrebbe beneficiare nel mese di giugno di un probabile (ma non certo) movimento in tal senso: con l’avvicinarsi della decisione di rialzo dei tassi della Federal Reserve, è possibile che il dollaro possa contestualmente apprezzarsi contro il basket di valute di principale riferimento.

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