Euro-dollaro: cosa accadrà nei prossimi 12 mesi

Parità euro-dollaro: è questa una delle prospettive più probabili per il 2015. Un sogno, per gli europei che esportano. Uno scenario inaspettato, per chi solo un anno fa registrava il picco dell’Eurp/Usd (si puntava dritti all’1,50). Oggi l’euro si scambia a 1,13 e il trend appare come tendente al negativo. Cos’è successo?

Il motivo dell’indebolimento della moneta unica si chiama Mario Draghi. Era un obiettivo del presidente della Bce, allarmato per l’avvento della deflazione, per il credit crunch e la stagnazione. L’unica soluzione, a breve termine almeno, era svalutare. Certamente, è apparso fin dal 2013 come una conditio sine qua non.

La volontà di indebolire l’euro – o semplicemente la macchina che ormai si è messa in moto – giocheranno un ruolo anche nel 2015. Senza contare, poi, che tra pochi giorni partirà il Quantitative Easing, altro “macigno” in grado di influire sul mercato valutario. Ecco le previsioni più probabili (e le conseguenze).

Il trend che si assisterà quest’anno, a detta di tutti gli analisi, è rappresentato dalla discesa più o meno repentina del cambio Eur/Usd. Fino al rapporto uno a uno, appunto. Eventualità, tra le altre cose, predetta da S&P (una delle agenzie di rating più famose del pianeta). Dunque, superdollaro e mini euro.

C’è qualche evento in grado di scalfire questo trend? Qualche imprevisto?

A primo acchito, no. Anzi, casomai potrebbero accadare fatti in grado di accellerare i cambiamenti già pronosticati. Uno di questi riguarda la Fed. E’ previsto che la Yellen alzi i tassi di interesse; d’altronde la crisi è ormai alle spalle, dunque occorre procedere con misure meno accomodanti. Ma cosa succederebbe se il maggiore istituto degli Stati Uniti alzasse i tassi troppo presto e in modo troppo repentino? Il risultato sarebbe un’ondata di iper-comprati per il dollaro, che attirerebbe gli investitori grazie a un ritorno certamente più. Oltre alla conseguenza principale (svalutazione pesantissima per le valute esotiche) di potrebbe assistere a una ulteriore svalutazione dell’Euro.

Forse, in grado di invertire il trand è proprio l’esatto opposto: la Yellen decide di non alzare i tassi per ancora molto tempo. A quel punto, la continuazione delle politiche accomodanti potrebbe cambiare il corso degli eventi o, più probabilmente, rallentarlo.

C’è poi la questione export. Con l’euro debole, e la riduzione dei costi di produzione (derivanti dalla riduzione dei prezzi del petrolio) le imprese italiane potranno finalmente fare la voce grossa nei mercati internazionale. Sicuramente assisterebbe a un vertiginoso aumento delle esportazioni. L’effetto collaterale di queste, però, è il rafforzamento della moneta. Certo, è ancora presto per anche solo pensare che l’euro possa subire le conseguenze dell’export entro il 2015. Certamente, però, le probabilità aumenterebbero se il disavanzo commerciale salirebbe oltre il previsto.

Un tocco di imprevedibilità potrebbe giungere dalla politiche. Le elezioni di Tsipras hanno esacerbato il clima di incertezza. Se l’instabilità dovesse crescere, e il contagio esplodere nell’eurozona, cosa accadrebbe nell’euro? Probabilmente una nuova ondata di vendita, e quel punto la discesa sotto l’uno non sarebbe una utopia…

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