Euro-dollaro, cosa succede se inizia il Quantitative Easing

Quantitative Easing sì, Quantitative easing no. Il dibattito tra le alte sfere dell’economia europea si sta riducendo a questa semplice frase. Da un lato i fautori delle misure di politica economica espansive, dall’altro i conservatori, che alcuni fanno polemicamente ricondurre alla Germania e ai sostenitori della Merkel.

La verità è che una rivoluzione epocale in seno alla Bce è tutto fuorché impossibile. La deflazione è alle porte e l’euro si sta rafforzando sempre di più. Il rischio è che l’Europa venga condannata a un decennio di crescita bassissima o nulla, e quindi a gravi disordini sociali.

L’appuntamento decisivo è fissato per giugno, quando Draghi – almeno stando alle previsioni – si pronuncierà in modo definitivo sulle ormai famigerate “misure non convenzionali.

Nel frattempo ci si sta iniziando a chiedere cosa ne sarà del mercato valutario una volta  che il Quantitative Easing sarà sbarcato in Europa (ammesso che sbarchi). Alcune previsioni sono già disponibili.

Lo studio più autorevole degli effetti del Quantitative Easing sul forex è per adesso quello di IG.

IG è un broker tra i più utilizzati, molto famoso in Italia ma la cui sede è situata a Londra. Secondo il broker, il Quantitative Easing eserciterà un’influenza piuttosto significativa sull’euro (come è lecito aspettarsi) e soprattutto sul cambio euro-dollaro. Nello specifico, si parla di un crollo al valore di 1,26.

Si tratta di una cifra significativa. In primo luogo, perché è prevista quasi nell’immedito e dunque nel medio periodo. In secondo luogo perché attualmente l’EUR/USD è scambiata a un valore molto alto, poco sotto l’1,40.

Questa discesa sarà favorita dall’aumento abbondante della liquidità in circolo (effetto del Quantitative Easing) e dal miglioramento dei dati economici Usa, unito al Tapering statunitense.

IG ha anche espresso un parere sull’inflazione. Posto che l’obiettivo di un eventuale QE sarebbe proprio il suo aumento, questa salirà fino a livelli accettabili, in linea con gli obiettivi della Bce. Si parla, in estrema sintesi, di un +1,5%.

Il QE per ora non è affatto scontato. Gli ostacoli ci sono e sono politici. La Germania e i paesi del nord non vogliono che la Bce acquisiti titoli di debito nazionale. Si preannuncia un braccio di ferro non indifferente.

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