Euro-dollaro, i vantaggi del trend discendente

Il 22 gennaio Mario Draghi ha stupito tutti con il suo “bazooka” (così come l’hanno chiamato gli americani) ossia il Quantitative Easing in salsa europea, dal punto di vista delle cifre molto al di là delle attese. Un evento, questo, che influirà molto sui mercati e in special modo sul mercato delle valute. D’altronde, uno degli obiettivi che la Bce vuole raggiungere con questo provvedimento è proprio la svalutazione dell’euro.

Da questo punto di vista, i risultati già si vedono. Già dal periodo precedente all’annuncio l’euro-dollaro si è reso protagonista di un trend discendente. A tal punto che già si inizia a parlare di parità (a fine gennaio siamo sulle soglie dell’1,10). Il percorso di svalutazione si è sviluppato a un ritmo intenso e costante, smentendo le opinioni degli analisti. Qualche mese fa, infatti, i colossi della finanza a gran voce parlavano di parità solo nel 2017 e di un 2015 sopra intorno all’1,20.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un euro in continua svalutazione?

Dal punto di vista prettamente economico, si tratta di una boccata di ossigeno per l’Italia. Le imprese dello Stivale potranno finalmente competere come si deve, aumenteranno le esportazioni e quindi anche il Pil. E le importazioni? Di norma, un euro in discesa dovrebbe causare sofferenza su questo terreno, ma ad aiutare sarà il crollo del petrolio, che incide anche su gas ed energia.

Effetti inversi per gli Stati Uniti e per la Svizzera, principali valute rispetto alle quali l’euro si sta indebolendo. Gli Usa, però, sono forti di una crescita economica ormai sostenuta, e quindi non dovrebbero risentirne più di tanto. Lo stesso non si può dire della Svizzera, che rischia un vero e proprio tracollo (con tanto di aumento della disoccupazione).

Spostandoci sul piano valutario, le opportunità di guadagno sono considerevoli. Innanzitutto il trend è forte, quindi pienamente leggibile. Potrebbero però non mancare elementi di volatilità, a seconda della velocità e dell’entità delle conseguenze (si spera positive) che il QE sortirà nei paesi in crisi.

L’aspetto più interessante è quello delle valute esotiche. Per ora, le economie di riferimento (India, Brasile, Russia, Cina) giocano la parte delle regine dell’export. Con un euro debole, però, potrebbero perdere in competitività. E allora potrebbe succedere di tutto. Nella più estrema delle ipotesi si può parlare di un tracollo economico, che porterebbe facilmente a una crisi valutaria molto simile a quella del gennaio 2014.

Senza contare il fatto, poi, che dagli Usa è atteso un aumento dei tassi di interesse, che è una politica monetaria espansiva almeno quanto lo è stata la fine del Tapering della Fed, che, appunto, ha innescato la crisi valutaria.

In uno scenario meno apocalittico e forse più probabile, le valute esotiche potrebbero andare incontro a un rafforzamento per un semplice motivo: l’euro verrà venduto e verranno acquistate altre monete, particolare che porterà a un loro rafforzamento.

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