Euro in caduta libera sul dollaro. Merito del Pil Usa

L’Euro si sta rendendo protagonista di una discesa significativa nei confronti del dollaro. Ciò che sta accadendo ha cause precise, a tal punto da risultare prevedebile anche agli occhi dei trader meno esperti. Il motivo del calo va rintracciato nei principali fatti economici delle due sponde atlantiche. I fatti economici americani e quelli europei spingono verso la stessa direzione: la svalutazione dell’euro, il rafforzamento del dollaro.

Sia chiaro, il termine “svalutazione”, quando si parla dell’euro, va utilizzato con estrema parsimonia. La moneta unica, infatti, risente delle regole restrittive che governano la Banca Centrale Europea: questa non può adoperare politiche monetarie spiccatamente espansive.

Ad ogno modo, al 31 luglio l’euro-dollaro staziona intorno a 1,34. Il giorno precedente era stato toccato il minimo a sei mesi di 1,33. Ovviamente, l’obiettivo dichiarato dai policymaker è lontano (ma riguarda soprattutto la deflazione).

Per capire “che fine farà l’euro” è necessario comprendere le cause di questo ribasso. Ecco una panoramica dei fatti economici che stanno rendendo possibile la discesa dell’Eur/Usd.

Come specificato sopra, i fatti economici europei e quelli americani puntano verso la stessa direzione. Sulla sponda ovest dell’Atlantico si apprezza un aumento del Pil fortissimo e inatteso. Il secondo trimestre di quest’anno ha fatto registrare, su quello dell’anno scorso, un ottimo +4%. Un dato, questo, che smentise il calo del 2% registrato nello scorso trimestre. Tutto merito dell’aumento dei consumi e del tasso di occupazione.

Gli analisti comunque prevedono che la Fed non alzerà i tassi di interesse – cosa che aveva promesso – dal momento che il mercato è ancora instabile e, analogamente,  lo è anche la ripresa.

Nella sponda est, invece, in Unione Europea le cose vanno molto male e questo non fa che indebolire l’euro. L’inflazione sta raggiungendo lo zero assoluto e potrebbe presto virare in territorio negativo (attualmente siamo a 0,4%). Il tasso di disoccupazione è stazionario, mentre la crescita si sta rivelando essere una squallida stagnazione. Nemmeno la Germania, locomativa d’Europa, dà certezze in questo senso.

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