Euro in rafforzamento nonostante nuovi dati deflazione

Continua la marcia di rafforzamento dell’euro, a margine della pubblicazione di dati che sanciscono una ulteriore inflazione negativa: il dato, per l’area euro, si è confermato infatti con il segno meno per il secondo mese consecutivo, -0,1 per cento tendenziale dopo il -0,2 per cento di febbraio.

Si allontana, pertanto, il target di statuto della Bce, che ha in mente un indice dei prezzi al consumo poco al di sotto del 2% e che proprio per questo motivo un anno e mezzo fa avviò un quantitative easing poi intensificato proprio all’inizio del mese da 60 a 80 miliardi al mese.

A sorprendere – ma solo parzialmente – è anche la direzione opposta a quella che il Qe vorrebbe propiziare da parte dell’euro, che ha chiuso la settimana con una prestazione in guadagno dello 0,4 per cento a 1,1385 dollari dopo essere arrivato a superare quota 1,14 dollari, ai massimi da cinque mesi.

Per il momento, la principale incognita in grado di influenzare gli umori sembra essere il timing del rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. A metà della scorsa settimana il numero uno della Fed, Janet Yellen, ha adottato toni prudenziali riguardo ai prossimi rialzi dei tassi, sancendo di fatti un prolungamento della pausa – salvo sorprese – al prossimo appuntamento con il FOMC.

In tal proposito, il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, ha dichiarato che probabilmente nel 2016 ci saranno due rialzi dei tassi (lo scorso dicembre la stessa Fed ne prevedeva quattro), verosimilmente a metà e a fine anno (dunque, giugno e una sessione successiva).

Tornando ai dati macro, alcuni analisti hanno ritenuto incoraggianti il dato sull’inflazione core (depurata di energia, alimentari, alcol e tabacco), salita dell’1 per cento rispetto al +0,8 per cento del mese precedente e al di sopra del previsto +0,9 per cento. Tuttavia, appare evidente come si tratti di un accontentarsi di ben poca cosa, senza dimenticare, inoltre, che l’obiettivo della Bce si riferisce all’indice generale e anche quello core resta ben lontano dall’obiettivo.

Per la maggior parte degli osservatori macro, un’inflazione vicina allo zero rimarrà tale per i prossimi mesi prima di accelerare nella seconda parte dell’anno. Rimane solo da comprendere quanto possano essere veritiere tali affermazioni…

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