Europa di nuovo in recessione. Cosa cambia per il forex?

L’Europa è in recessione. Se questa frase fosse stata scritta un anno fa, non avrebbe fatto alcun scalpore. Scritta, e letta, ad agosto 2014, fa molto male. Questo perché tutti, analisti, investitori e politici, pensavano che questo sarebbe stato l’anno buono. Fino a un paio di settimane fa, le stime viaggiavano in positivo. Certo, da istituto a istituto si registravano variazioni di qualche decimo di punto percentuale, ma la sostanza era la sostanza: l’Europa era uscita dalla crisi e si preparava alla crescita.

Ad agosto, però, è arrivata la doccia gelata. Tutti i paesi dell’area Euro, già nel secondo trimestre, hanno fatto registrate stagnazione o recessione. Persino la Germania, considerata da tutti la locomotiva d’Europa.

A nulla è servito il nuovo corso tentato – forse solo a parole – da alcuni Governi. Non è bastato il programma di stimoli della Bce, comunque giudicati fin da subito troppo moderato.

La domanda che si stanno ponendo gli investitori del mercato valutaio, a questo punto, è la seguente: questa decisa virata dell’economia europea avrà un impatto nel forex? Se sì, di che genere? Ecco le prospettive ad oggi più realistiche.

La debolezza dell’economia europea si intravedeva all’orizzonte, seppur in termini di crescita moderta – non certo di recessione -, già da qualche mese. Ciò ha provocato una discesa, anche se moderata, dell’euro sul dollaro. Le misure di Draghi, già ampiamente previste dai mercati, non avevano sortito nessun effetto.

In genere, si pensa che nel forex un evento sia capace di impattare fortemente se e solo se risulta inatteso. Questa recessione non era, nei fatti, attesa, dunque si può parlare di impatto. Di che genere è facilmente immaginabile: l’euro si svaluterà ulteriormente. Anche perché Draghi sembra ora non avere scelta: o si prodiga in misure espansive degne di questo nome (vedi Quantitative Easing) o il Continente affonda.

Questa prospettiva, a mano a mano che si farà strada nelle previsione degli investitori, sarà capace di svalutare l’euro. Si può parlare di un Eur/Usd al di sotto di 1,20. Il problema, tutt’al più, si verificherebbe nel caso in cui, alla fine, Draghi scegliesse nuovamente la via della conservazione: in quel caso l’euro potrebbe riportarsi ai valori attuali.

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