EUR/USD, cosa accade in un settembre di fuoco

Sul finire della scorsa settimana, come ampiamente atteso, il dollaro è salito ulteriormente, beneficiando ampiamente della reazione ribassista dell’euro sulla BCE. Il rialzo infatti è avvenuto nella conferenza stampa di Draghi, e poi ha subito qualche piccolo movimento aleatorio sulla pubblicazione di un employment report positivo, ma minore delle attese dei principali osservatori.

Proprio questo segno positivo – ma non troppo – complica ulteriormente il compito degli analisti. Se infatti i dati del lavoro fossero stati pienamente positivi, il FOMC del 17 settembre avrebbe potuto dar seguito presumibilmente al rialzo dei tassi di interesse. In caso contrario, il FOMC avrebbe potuto temporeggiare. Questo risultato intermedio non offre certezze, e corre il rischio di mantenere elevata l’incertezza fino alle ultime ore dall’inizio della riunione del comitato Fed.

Per quanto attiene l’euro, ancora una volta sembra che i mercati abbiano dato prova di riconoscere credibilità alla BCE. L’euro infatti ha corretto istantaneamente – e ampiamente – durante la conferenza stampa di Draghi. Le indicazioni fornite dall’istituto monetario sono state d’altronde piuttosto chiare: le proiezioni sia di crescita sia di inflazione sono state riviste al ribasso sul tutto il triennio 2015-2017. Dunque, il nuovo profilo di crescita diventa 1,4%-1,7%-1,8% nel 2015-2016-2017, tutto in calo dal precedente 1,5%-1,9%-2,0%. Il nuovo profilo di inflazione passa a 0,1%-1,1%-1,7% dal precedente 0,3%-1,5%-1,8%.

In proposito di analisi e di stime, Draghi ha poi precisato che la ripresa della crescita procede, ma a un ritmo più lento di quanto ci si attendesse qualche mese fa, così come pure la risalita dell’inflazione verso il 2%. Sull’inflazione il numero 1 dell’Eurotower ha altresì rilevato che non è evidente solo la revisione al ribasso, dello 0,4%, l’anno prossimo, ma anche e soprattutto la revisione al ribasso del 2017 da 1,8% a 1,7%, che indica l’allontanarsi del target al 2,0%.

Dalla Bce emergono altresì chiari riferimento di come i rischi dello scenario si siano spostati verso il basso, affermando che la banca centrale è pronta a potenziare il QE qualora se ne presentasse la necessità.

Tutto viene ora spostato dall’altra parte dell’Oceano, con la Federal Reserve che dovrà prendere una decisione non priva di effetti globali: confermare l’attuale livello dei tassi di interesse e procedere a una revisione al rialzo a fine 2015 o nella prima sessione del 2016, o farlo subito, dando ai mercati un forte impulso ottimistico?

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