Fare Forex negli altri paesi: il trattamento fiscale

L’Italia, si sa, non è uno dei paesi più accoglienti dal punto di vista fiscale. Ciò vale anche per quanto riguarda la finanza. Quest’ultima è stata negli ultimi anni, almeno limitatamente all’Italia, oggetto di critica: la pressione fiscale era bassa, occorreva aumentarla. In effetti, proprio questo è accaduto. Va detto, però, che il legislatore ha combinato un pasticcio – non si sa quanto volute. In questi anni vari governi hanno fatto tentativi per aumentare le tasse anche al forex.

Non ci sono però riusciti. Ogni volta che una nuova norma veniva varata proprio con questo proposito, spuntava qualche balzello che metteva il mercato delle valute al riparo. Questa è ancora la situazione attuale. Ciononostante, l’Italia non è il miglior paese dove fare forex. Dunque, qual è la meta più desiderabile? Di seguito, un confronto tra i principali paesi europei e un focus sul trattamento fiscale italiano.

In linea teorica, in Italia, l’Irpef dovrebbe colpire i trader di forex. E invece, proprio per uno di quei balzelli citati nel paragrafo precedenti, il commercio di valute ne è immune. L’Irpef va infatta resa per importi superiori ai 50.000 euro che non abbiano subito nell’arco di almeno due settimane un cambiamento di divisa. Ebbene, nel forex, queste 1.000 euro non rimangono “euro” per molto tempo. Dunque, niente Irpef sul forex.

Lo stesso dicasi per la Tobin Tax. Questa tassa i guadagni intraday, ma si sa che il forex è un mercato a somma zero.

L’unica tassa che va resa in Italia è il Capital Gain. Il trader è chiamato a dichiarare i propri guadagni e a pagare la tassa con un’aliquota al 20%. Ovviamente, in questo caso il rischio di evasione è molto alto, essendo non verificabile l’entità dell’imponibile.

Per operare un confronto con gli altri paesi, specie quelli europei, caratterizzati da una certa omogeneità legislativa, è utile paragonare i Capital Gain.

I paesi europei in cui il forex è molto diffuso sono Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania e, appunto, Italia. E’ utile, dunque, proporre un paragone tra l’entità delle rispettive tasse sui capital gains proprio in questi paesi.

La Germania impone un’aliquota del 26,375%.

Nel Regno Unito l’aliquota è un po’ più bassa, per la precisione del 18%,a ma solo se il reddito totale è inferiore a 35.000 sterline all’anno (più o meno 43.000 euro). Se invece il reddito supera questa cifra, l’aliquota è del 20%.

La Francia “offre” un’aliquota al 31,10%.

Molto più progressiva la tassa Capital Gain in Spagna. L’aliquota va dal 21% al 27% in base al reddito.

A leggere questi numeri, si comprende come l’Italia, almeno in relazione agli altri paesi europei, non è un “posto cattivo” dove fare forex. Le differenze, però, come si può notare, non sono grandissime.

Ovviamente, altri paesi offrono tassazioni molto più favorevoli. Il riferimento va ai classici paradisi fiscali. In genere, la finanza è il settore per il quale il fisco mostra più benevolenza.

La direzione, comunque, è quella inversa: molti paradisi fiscali stanno “svecchiandosi” e allineandosi al mondo occidentali (come Cipro).

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *