Forex 2015, il destino delle valute esotiche

Questo 2015 si è annunciato come un anno di cambiamenti, sia dal punto di vista politico che economico. Non è una esagerazione: nei primi due mesi solo l’Europa ha vista la vittoria di una forza di sinistra anti-austerity in Grecia e l’introduzione del Quantitative Easing nel Vecchio Continente.

Ovviamente, non tutti i cambiamenti saranno positivi e, soprattutto, non tutti saranno in qualche maniera prevedibili o gestibili. A farne le spese l’economia, la finanza e, in ultima analisi, il forex, con un occhio di riguardo alle valute esotiche, generalmente ritenute le più “indifese”.

Il pensiero va ovviamente a quanto accaduto un anno fa circa, quando la rinuncia del Tapering da parte degli Stati Uniti gettò i paesi emergenti in una pesantissima clisi inflattiva. Cosa accadrà nei prossimi mesi? Di seguito, un focus sul destino a cui andranno incontro le valute esotiche nel 2015.Vanno tenuti d’occhio, come al solito, due grandi categorie di eventi: quelli geo-politici e quelli economici. Dal punto di vista geopolitico, dovranno essere monitorati gli scenari di guerra che possono in qualche modo influire con gli scambi economici. Quindi il confine russo-ucraino per il gas, e il Medioriente per il petrolio.

Dal punto di vista economico, va prestata attenzione alle performance della Cina e alle decisioni in merito alla politica monetaria negli Stati Uniti.

Se gli Stati Uniti alzeranno i tassi di interesse, si potrebbe assistere a quanto accaduto un anno fa: uno spostamento degli investimenti dai paesi emergenti agli Usa. Quando è stato annunciato il Tapering il fenomeno ha assunto proporzioni così rilevanti da mandare in crisi mezza America latina. L’impatto dell’aumento dei tassi potrebbe essere maggiore, sebbene “l’evento” sia ampiamente prevedibile. Una reazione scomposta dei mercati e degli investitori si potrebbe però registrare nel caso in cui la modifica dei tassi si rivelasse più decisa del previsto, o arrivasse in anticipo. Allarme in questo senso, quindi, per real brasiliano, pesos argentino e per tutte le sudamericane.

Il discorso è abbastanza diverso per quanto riguarda la Cina. Il problema del colosso asiatico è il rallentamento della crescita (da quelle parti non si parla mai di recessione). Anche qui, si tratta di un evento previsto e nella fattispecie previsto sulla scorta del periodo di transizione che Pechino sta passando, ma il rischio è sempre quello di andare incontro a performance peggiori di quanto preventivato. Se questa seconda ipotesi dovrebbe avverarsi, alcune valute esotiche potrebbero subire una sorta di “contagio”.

Il riferimento è al dollaro australiano. L’economia australiana, infatti, dipende dalla domanda cinese (la Cina acquista materie prima dall’Australia), e una sua riduzione potrebbe mandare in crisi la valuta.

E il rublo? Tutto dipende dal prezzo del petrolio. Attualmente, però, non che se la passi bene. Anzi: il prezzo è crollato, e quindi la Russia, che vive di esportazioni, ha visto ridurre i suoi introiti. L’economia è entrata in recessione e la moneta si sta svalutando progressivamente. Insomma, un cane che si morde la cosa. Il rischio è che questa tendenza continui anche per il 2015.

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