Forex, analisi fondamentale per il 2015

Il 2015 si preannuncia un anno cruciale per il destino dell’economia. Una sorta di punto di non ritorno. Sono molti, infatti, i nodi arrivati al pettine. Alcuni provvedimenti non possono essere procrastinati ulteriormente e, specie l’Europa, rischia di perdere per sempre il treno della crescita. Insomma, c’è tanta carne al fuoco. Così tanta da farsi sentire anche sul fronte del trading e specialmente su quello del forex.

Ecco cosa ci aspetta il 2015 e che impatto avrà sul mercato delle valute.E’ molto probabile che quest’anno avvena un evento epocale, l’adozione del Quantitative Easing in Europa. Non si tratta di una decisione scontata, anzi: la Germania si è strenuamente battuta affinché il Qe non avesse luogo. Come influirà l’allentamento quantitativo sul forex? Uno degli obiettivi della Bce è svalutare “moderatamente” l’euro, il Quantitative Easing serve proprio a questo. L’unica domanda è: i mercati hanno già scontato il provvedimento? In parte sì, se si considera che la moneta unica rispetto al dollaro si è svalutata di almeno venti centesimi negli ultimi mesi. La parità euro-dollaro, comunque, non è affatto un miraggio.

Un capitolo importantissimo riguarda il franco svizzero. Il rischio è quello di un suo intenso rafforzamento. Il dollaro è sempre più debole, i mercati emergenti non offrono garanzie e quindi la valuta elvetica potrebbe ricoprire il ruomo di “moneta rifugio”. Il discorso è sempre lo stesso: il mercato ha già scontato “l’evento principale”, in questo caso l’abbandono del tetto euro-franco? La volontà della Banca Nazionale Svizzera era quella di evitare scivoloni in seguito all’annuncio del Qe, quindi – almeno secondo i loro calcoli – il mercato ha già reagito, e non si dovrebbe assistere a rivalutazioni consistenti del franco.

A tenere banco è anche la questione dei tassi di interesse Usa. Adesso che l’economia americana ha spiccato il volo, la Fed potrebbe decidere di alzare i tassi. Anzi, è molto probabile che ciò avvenga per metà anno. Questo provvedimento scatenerà un effetto domino. I tassi più alti attirerebbero gli investitori, che quindi si sposterebbero dai paesi emergenti agli Stati Uniti. Un eventualità che ricorda quella registrata a inizio 2014, quando però fu causata dall’inizio del tapering statunitense. Ad ogni modo, proprio come un anno fa, potrebbe scatenarsi una crisi valutaria nelle economie emergenti.

Infine, le debolezze cinesi. E’ un termine che andrebbe messo sulle virgolette, dal momento che quando la Cina rallenta è comunque capace di produrre un aumento annuo del Pil del 7%. Eppure, il target di crescita appare, stando agli ultimi dati, piuttosto lontano. Quali potrebbe essere le conseguenze nel forex? Le difficoltà della Cina potrebbero impattare sulle commodity currency, ossia le valute che fanno riferimento ai paesi esportatori di materie prime, che prosperano grazie all’enorme fabbisogno della Cina. Se quest’ultima riduce la domanda, ciò potrebbe causare una crisi di quelle valute, con conseguente svalutazione.

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