Forex e tasse: tutto quello che c’è da sapere

I Forex trader sono costretti a pagare delle tasse? Se sì, quali? Sono domande, queste, che molti si pongono, soprattutto coloro che ancora non sono entrati nel mondo del mercato valutario o che ci sono entrati da poco. E’, in verità, una domanda a cui non è facile rispondere. I motivi di questa difficoltà, per una volta, non sono della finanza bensì della politica.

La realtà è che il legislatore ha fatto un po’ di confusione. L’obiettivo è stato sempre quello di tassare gli speculatori, categoria alla quale, agli occhi dell’opinione pubblica, appartengono tutto coloro che frequentano il Forex. Le poche conoscenze sull’argomento e l’intervento di qualche lobbista hanno però contribuito alla redazione di legge che o non hanno raggiunto l’0biettivo o hanno creato qualche pasticcio.

Il risultato è che in via ufficiale il Forex è interessato da “molte tasse” ma, nella pratica, il fisco è abbastanza tenero con il mercato valutario. Ecco perché.

Il linea teorica, il primo “mostro fiscale” da affrontare sarebbe l’Irpef. Il Forex produce reddito, e l’Irpef è una tassa sul reddito. Nella pratica, però, quest’imposta non viene quasi mai applicata al mercato valutario. Il motivo è semplice: l’Irpef tassa valute straniere che vengano detenute per più di sette giorni consecutivi. Nel Forex, questa è un’evenienza che non si verifica praticamente mai.

Il denaro tassabile, poi, deve superare i 51mila euro. Cosa che contribuisce a rendere l’Irpef una tassa non applicabile al Forex.

Anche la Tobin Tax, teoricamente, dovrebbe preoccupare chi opera nel mercato delle valute. E’, in effetti, una tassa sulle transazioni finanziare e quelle Forex sono esattamente transazioni finanziarie. Eppure, anche in questo caso, il Forex si salva.

La Tobin Tax, infatti, riguarda solo le aziende quotate in borsa (e in genere i forexer sono privati cittadini) e solo gli introiti realizzati alla fine della giornata. Peccato che, nel Forex, le azioni siano intraday. Sicché alla fine della giornata il guadagno risulta ufficialmente “zero”.

L’unica tassa che in verità si paga è quella, ben più semplice, sui Capital Gain. Tutto sta all’onestà dell’investitore. A fine dovrà semplicemente dichiarare quanto ha dichiarato dalle sue attività di Forex. L’aliquota è pesantuccia, ma leggera rispetta alle attività reali: il 20%.

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