Forex, euro: il mercato non crede a Draghi

Le parole di Mario Draghi, presidente della Bce, pronunciate in via ufficiale qualche giorno fa minacciavano di stravolgere il mercato Forex e, nello specifico, il destino dell’euro. Gli investitori del Foreign Exchange Market si sono però rivelati scettici e hanno giudicato quelle affermazioni come incapaci di produrre conseguenze reali. Per quanto riguarda l’euro, in estrema sintesi, è cambiato poco.

Ma cosa aveva detto Draghi? In effetti le sue dichiarazioni sono state epocali. Il numero uno della Banca Centrale Europea ha annunciato l’istituzione di una specie di Quantitative Easing, nonostante le avversioni della Germania e i vincoli che la stessa Unione Europea si è data.

Si tratta delle misure non convenzionali di cui si è fatto un gran parlare nell’ultimo anno. Anche per l’elite dirigenziale europea è dunque valso il detto “a mali estremi estremi rimedi”. E il male estremo, in questo caso, è rappresentato dalla deflazione.

L’obiettivo della Bce è fermare la corsa alla rivalutazione dell’euro, svalutarlo un po’, neutralizzare il rischio di deflazione. Già solo le dichiarazioni di qualche giorno fa avevano lo scopo di orientare gli investitori in questo senso.

Qualcosa, però, è andato storto. Nello specifico, il pulpito. Draghi non è risultato abbastanza credibile da veicolare il messaggio secondo il quale l’Europa adotterà misure di politiche monetarie espansive. Ovviamente a influire non sono state le caratteristiche della persona, giudicate praticamente da tutti molto rispettabile, bensì ciò che rappresenta: ossia un’istituzione non in grado di rinnovarsi nelle fondamenta e imbrigliata nell’ideologia dell’austerity.

Lo scetticismo ha trovato espressione – per altro abbastanza evidente – nel Forex. Il cambio Eur/Usd non si è arreso ad alcun trend ribassista. In questa settimana, il rapporto tra le due monete è sceso solo dello 0,36%. E’ stato testato un supporto – assai debole – a 1,3680. Per il resto, però, si è viaggato ampiamente sopra l’1,37.

Tutto ciò nonostante un dollaro che, almeno in alcune situazioni, si sta rivelando tonico e “pronto” al rialzo. E’ il caso del cambio con lo yen, che ha superato 104. A muovere il biglietto verde sono i parametri economici, rivisti al miglioramento, e del tapering, che ha interrotto l’esplosione di liquidità nel sistema reale e non.

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