Forex, euro: tutti i segnali negativi

Non è un buon periodo per l’euro. A dire il vero, è da tanto tempo che non si può parlare di periodi felice per la moneta unica. Una cera difficoltà è registrata anche sul forex, dove l’euro non riesce a comportarsi come i policymaker si aspettavano ma nemmeno come si auspicavano i trader. Ovviamente, gli obiettivi sono diversi: i primi spingono per un indebolimento significativo e costante, gli altri per una volatilità con tendenza al rialzo.

Cosa sta succedendo all’euro? Quali sono le prospettive?

Se guardiamo i grafici delle ultime settimane, notiamo che a medio termine si regitra una certa immobilità. L’euro, semplicemente, rimane ancora forte. Il mantenimento dello status quo, almeno in questo, non è buona notizia. Anche perché un mese e mezzo fa Draghi ha annunciato una serie di misure in grado di garantire all’euro – sulla carta- un percorso al ribasso. Così non è stato. Questa situazione si incrocia con altri segnali poco confortanti. La prospettiva è quindi poco rassicurante.L’euro non riesce a scendere sotto l’1,35. Dopo il discorso di Draghi di inizio giugno, si è pensato che la moneta unica potesse finalmente perdere parte del suo valore, e fare in modo che l’economia ripartisse – per merito delle esportazioni. Così non è stato: dopo l’euforia finale, l’euro ha riconquistato il posto di moneta “super-forte”.

Qual è il problema? Quali sono gli ostacolo che rischiano di mandare in fumo i piani della Bce?

In primo luogo, il quadro della crescita che rimane ancora moderata nell’area euro. Si parla di incrementi inferiori al punto percentuale. Un po’ poco se si intende recuperare il terreno perso dal 2009 (anno in cui la crisi sbarcò nell’economia reale).

Un altro segnale negativo arriva dai prezzi. L’Europa è sull’orlo della deflazione, e anche a giugno c’è stato un calo. Attualmente, siamo a 0,3%. La deflazione è un freno per l’economia e spinge la valuta alla rivalutazione nei confronti delle altre valute.

Da prendere in considerazione sono anche dati “locali”, come l’indice Zew di fiducia del consumatore (Germania) e i dati sulla povertà in Italia (che ormai è un fenomeno dilagante).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *