Il ruolo delle banche centrali nel forex

Il forex è “partecipato” da un numero elevato di categorie di investitori. Nonostante il senso comune pensi che il mercato valutario sia il territorio dei piccoli investitori privati, che “giocano” per speculare e per guadagnare, sono le banche centrali ad avere il pallino della situazione. Sono a tutti gli effetti i più potenti attori del forex.

Il motivo è semplice: hanno a disposizione quantità enormi di denaro, risorse che gli investitori normali nemmeno possono immaginare e che superano di gran lunga quelle a disposizione di altri attori influenti, come le multinazionli.

Essendo molto potenti, sono le uniche a influire “quasi direttamente” sul valore delle coppie. Conoscerne le mosse vuol dire quindi essere capaci di prevedere l’andamento del mercato, particolare che dà un vantaggio competitivo veramente importante.

Di seguito, una panoramica su “come funzionano” le banche centrali quando investono sul forex e un focus sulle banche centrali più influenti (e sul loro comportamento).

L’obiettivo delle banche centrali non è guadagnare. Almeno, non dovrebbe essere quello. Non ci sono interessi personali in ballo, bensì interessi collettivi. E quali sono gli interessi collettivi che le banche centrali perseguono? Semplicemente, quelli che garantiscono il benessere dell’economia. Nella fattispecie, la stabilità della valuta e un livello adeguato di inflazione. Sono proprio questi due gli obiettivi che spingono la Bce, la Fed etc a commerciare in valute.

Riescono a farlo piuttosto bene. I loro interventi sono mirati, quindi poco frequenti. Ma quando vengono messi in atto, il loro effetto si sente: il valore delle coppie cambia. Cambia in base alle esigenze. Se una moneta è troppo forte, e quindi poco funzionale alle esportazioni, la banca centrale va in short, ed ecco che il suo valore scende. Di contro, se una moneta è troppo debole, e quindi rischia di scatenare una inflazione poco sostenibile, la banca centrale va in long, e il suo valore sale.

Detta così, è piuttosto semplice, ma va detto che le banche centrali spesso mancano i propri obiettivi perché, a contrastare le loro mosse, ci sono le mosse di altre banche centrali. Gli obiettivi di uno raramente coindicono con gli obiettivi dell’altro. Soprattutto in questo periodo.

La crisi ancora imperversa, la soluzione più semplice è fare affidameto nei mercati internazionali. Occorre dunque essere competitivi nelle esportazioni e la via più immediata è svalutare (leggermente, sia chiaro) la propria moneta. Le valute però non hanno un valore oggettivo, ma in relazione alle altre valute. Di questo passo, quindi, si instaura una corsa al ribasso. Questa è stata ribattezzata “guerra delle valute”.

Da questo punto di vista, la più aggressiva è la Bce. L’euro ha un gran bisogno di svalutarsi: nel momento peggiore si è rafforzato e la domanda interna è troppo debole per sostenere una ripresa. Draghi ha messo in campo politiche di stimolo, mentre la Bce agiva sul forex.

Per ora, la Fed aspetta. Il dollaro si sta rivalutando, ma è un processo fisiologico in una economia che sta facendo grossi miglioramenti come quella statunitense.

In una fase di transizione è anche la Boj. Il Giappone ha fatto largo uso della svalutazione negli anni passati ma ora sta tornato alla ribalta. La crescita economia si è interrotta troppo presto e sono in molti a dire che lo yen dovrebbe essere più debole di quanto non lo sia attualmente, almeno in relazione al dollaro.

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