Forex, la tassa sui capital gains nel resto d’Europa

La tassa sui capital gains è l’unico vero tributo che, almeno in Italia, gli investitori del forex devono rendere allo Stato. In verità, il legislatore – sempre in Italia – ha pasticciato un po’. Anche se l’orientamento è stato per molti anni quello di tassare il forex in quanto attività finanziaria ad alto tasso di speculazone, tutti i tentativi – tra cui la Tobin Tax – si sono rivelati un buco dell’acqua. Semplicemente, tutte le tasse proposte alla fine dei giochi presentavano delle eccezioni che, e questo sorprende fino a un certo punto , fanno tutte quante al caso dei forex trader.

La tassa sui capital gains va pagata attraverso una auto-dichiarazione. L’investitore, semplicemente, dichiara esplicitamente quanto ha guadagnato durante i passati dodici mesi grazie all’attività sul mercato valutario. L’aliquota si attesta per ora al 20%. Dà l’impressione di essere una percentuale molto alta, ma ricordiamo il reddito da lavoro è generalmente tassato con aliquote ben più alte.

Volendo rispondere alla domanda “in quale paese europeo i forex trader pagano tasse meno alte” si potrebbe utilizzare, a mo’ di pietra di paragone, proprio il capital gains. Il panorama è complesso se si va ad analizzare la situazione fiscale da paese a paese ma si può affermare senza tema di smentita che la tassa sui capital gains è l’unico elemento che ricorre davvero.

Dunque, quali sono le percentuali che gli altri paesi offrono? Si potrebbe restringere il range a quei paesi dove il forex è più diffuso e quindi, oltre all’Italia, a Germania, Gran Bretagna, Spagna e Francia.

Gli investitori tedeschi sono costretti a pagare una tassa sui capital gains con aliquota fissata al 26,375%.

Gli investitori francesi, invece, “subiscono” un’aliquota leggermente più alta: 31%.

In Spagna l’aliquota ha carattere di progressività e dipende dall’entità del capital gains. La forbice è compresa tra il 21 e il 27%.

In Gran Bretagna, infine, l’aliquota varia in base al reddito dell’investitore. Se questo è inferiore a 35.000 sterline, l’aliquota è del 18%, se superiore l’aliquota è del 20%.

L’Italia, possiamo dunque affermare, ha stabilito l’aliquota più bassa.

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