Forex, le insidie del marketing

Il Forex è ritratto dalla maggior parte dei broker, il cui intento è esclusivamente quello di vendere un prodotto, come una sorta di isola felice gli investitori, dove fare soldi è facile e i rischi sono abbastanza contenuti.

Ovviamente, non è così. La realtà è diversa, non radicalmente, certo, ma abbastanza diversa. Ci sono alcuni luoghi comuni che i messaggi pubblicitari dei broker tendono a perpretrare.

Il primo è quello secondo cui sia possibile vivere di “solo Forex”. Nessuna attività lavorativa oltre  il Foreign Exchange Market, dunque, che, in quest’ottica, si pone esso stesso come una sorta di mestiere. Si tratta, in verità, di un luogo comune solo a metà, ma si tratta della metà che conta.

Questa concezione del Forex, infatti, è assumibile solo dai più esperti. Loro possono considerare il mercato valutario come primaria fonte di sostentamento, ma sono in verità uno sparuto manipoli di fortunati o, se preferite, di investitori iper-competenti.Le cose, per la maggior parte dei trader, non è così rosea e per molti è di gran lunga peggiore (lottano per “sopravvivere”).

Il Forex, dunque, non è un lavoro e non può essere considerato come tale (ed eccezione del caso appena descritto).

Sono molte le differenze che sperano il Forex da una professione propriamente detta.

In primis, la questione della precarietà. I lavori di oggi sono precari, e chi lavora a progetto o a Partita Iva ne sa qualcosa. Tale precarietà, però, non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella che si prova quando si investe nel mercato valutario. Il concetto di flessibilità è qui sostituito da quello, assai più altalenante, di volatilità.

Se a praticare un lavoro precario si prova paura per la semplice possibilità di perdere parte del reddito, a “tradare” sul Forex si prova paura per la possibilitò di perdere quanto già guadagnato.

Il corollario di questo ragionamento va rintracciato nel fattore emotivo. Lavorare oggi vuol dire lavorare, spesso, con la cosiddetta Spada di Damocle. L’ansia – spesso di essere licenziati – è una componente quasi tipica.

Peccato che nel Forex l’ansia sia solo una delle tante emozioni “negative” che possono essere provate. La possibilità di perdere denaro, la vera e propria ansia da prestazione che priva il trader della lucidità necessarie, rendono la frequentazione del mercato valutario una pratica ben più stressante del semplice “lavoro precario”.

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