Forex, l’influenza del lavoro sulle coppie di valute

Una delle variabili che influenzano maggiormente il forex è il lavoro. Tutto ciò, ovviamente, nella prospettiva dell’analisi fondamentale, secondo la quale il mercato delle valute subisce l’importanza di ciò che accade “al di fuori”, a dispetto di quanto invece suggerisce l’analisi tecnica.

I fatti economici in grado di generare una certa influenza vengono chiamati market mover. Tra questi, appunto, spiccano gli indici che hanno a che fare con il lavoro: il tasso di disoccupazione e il tasso di occupazione, ma anche il tasso di disoccupazione frizionale.

Il tasso di disoccupazione esprime la percentuale di lavoratori sul totale della forza lavoro attiva (ossia coloro che lavorano o cercano un lavoro). Il tasso di occupazione esprime la percentuale di lavoratori sul totale della fora lavoro, attiva e non attiva. Il tasso di disoccupazione frizionale invece restituisce la quantità di disoccupati che sono tali a causa della congiuntura economica (e quindi in via provvisoria).

Perché questi indici sono così importanti per il forex? Ecco una spiegazione esaustiva.

Tutti questi indici, in un modo o nell’altro, restituiscono l’immagine della salute economicadi un paese e, di conseguenza, suggeriscono la probabilità che si verifichi un intervento da parte dei policy maker (in genere banca centrale e ministero dell’economia)

Se il tasso di disoccupazione è alto, “chi di dovere”, probabilmente, si muoverà per invertire la rotta. In genere gli interventi si rivelano essere politiche espansive, sia monetarie che fiscali, le quali generano ripercussioni nel rapporto tra le monete. In genere, come leva indiretta della crescita, si agisce sui tassi di interesse: si aumenta la liquidità delle imprese in modo che queste possano assumere. Ma se aumenta la liquidità, la moneta rischia di svalutarsi.

Ovviamente, siamo nel campo della teoria. Solitamente accade che, seguendo questo procedimento, un dato molto alto sulla disoccupazione annunci un indebolimento della valuta di riferimento. Possono presentarsi vari ostacoli e vari fattori in grado di bilanciare la spinta all’indebolimento. L’Europa ne è l’esempio più fulgido: i governi nazionali non possono intraprendere politiche di spesa pubblica e persiste uno stato di debolezza delle banche che spinge loro a non prestare denaro a imprese e famiglie nonostante tassi di riferimento molto bassi.

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