Forex trading, tutto come previsto dal Pil eurozona

Tutto come previsto sul fronte macro economico, con poche sorprese che arrivano dalla stima finale del Prodotto Interno Lordo della zona euro, che conferma una crescita di 0,3 punti percentuali trimestre su trimestre nel corso del terzo periodo dell’anno, in linea con la stima preliminare e con il dato precedente; si registra invece una modesta revisione al rialzo per il dato su base annuale che passa da 1,6 punti percentuali a 1,7 punti percentuali anno su anno.

Il dettaglio delle componenti invece, pubblicato oggi per la prima volta, vede qualche variazione rispetto alle attese: risulta infatti più ampia delle previsioni la correzione degli investimenti in capitale fisso che nel terzo trimestre crescono solo dello 0,2 per cento trimestre su trimestre invece del +0,4 per cento trimestre su trimestre che era stato pronosticato e marcano così una brusca frenata dal +1,2 per cento trimestre su trimestre del secondo trimestre. A completare il quadro per le voci di domanda interna i consumi privati conoscono una modesta accelerazione da 0,2 punti percentuali a0,3 punti percentuali trimestre su trimestre mentre la spesa pubblica cresce di +0,5 per cento su base trimestrale e beneficia di una revisione al rialzo per il precedente da +0,1 per cento a +0,4 per cento trimestre su trimestre.

Non riteniamo che i dati possano essere utilizzati dalla BCE per poter variare le proprie aspettative su quel che accadrà domani, considerando che oramai i giochi dovrebbero essere fatti e che, comunque, i dati sono in linea con le attese. Ci attendiamo pertanto, per domani, la delibera del prolungamento del quantitative easing da marzo 2017 a settembre 2017, e la consueta rassicurazione ai mercati, che vivono una condizione di particolare incertezza, anche in vista di un calendario politico molto fitto, e che il prossimo anno potrebbe vedere anche un appuntamento italiano.

Negli Stati Uniti si registra un nuovo aumento per il disavanzo commerciale che in ottobre sale al massimo degli ultimi quattro mesi in scia sia ad un calo delle esportazioni statunitensi (-1,8 per cento mese su mese) che a un aumento delle importazioni da parte delle imprese USA (+1,3 per cento mese su mese). Il deficit è così salito a quota 42,6 miliardi di dollari dai 36,2 miliardi di settembre e ha raggiunto i livelli di marzo 2015.

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