Forex, tre chiavi di lettura da Usa, Ue e Cina

Il forex sta vivendo un periodo strano. Molto importante, infatti, è ciò che accade al di fuori del mercato valutario, più specificatamente nel territorio dei policy maker veri e propri.

In buona sostanza, le decisione dei leader politici stanno influenzando, oggi più che mai, il destino delle valute e del mercato valutario. Il tasso di interventismo ha raggiunto livelli molto elevati e persino in Europa si comincia a discutere seriamente di Quantitative Easing. Sicché esiste solo un modo per capire cosa ne sarà del forex del breve e del medio periodo: analizzare quanto sta accadendo nelle politiche economiche dei vari paesi. Ecco tre chiavi di lettura.

Il nodo della Cina. L’ex paese della Terra di Mezzo è un colosso economico, lo sanno tutti, ma è soprattutto un colosso finanziario, in grado di muovere quantità esagerate di moneta – locale e straniera. Non solo: è legata da solidi e robusti accordi commerciali con economie di una certa rilevanza a livello globale.

Acquista, per esempio, materie prime da paesi come l’Australia. Per questo motivo la Cina offre una delle tre chiavi di lettura: se emergono alcuni problemi, questi si trasmettono anche ai partner. E i problemi ci sono: in primis, una crescita economica al di sotto delle aspettative (le ultie dichiarazioni in merito non hanno cambiato la prospettiva), la riduzione delle esportazioni.

L’inflazione nell’Ue. E’ questa una seconda chiave di lettura, forse la più importante. L’euro non accenna a indebolirsi, nonostante gli sforzi in funzione anti-deflazione. Il problema è che tutte le monete attorno a quella europea si stanno indebolendo (vedi le economie emergenti e il dollaro), sicché, paradossalmente – visti i tempi di crisi dell’Europa – l’euro è visto quasi come una moneta rifugio. Ovviamente, questo circolo si spezzerà una volta che Draghi abbia messo in campo le politiche non convenzionali di cui tanto si favoleggia.

I dati Usa. Gli Stati Uniti avevano lasciato intendere che il loro dollaro avrebbe potuto rivalutarsi a causa del tapering e del miglioramento dei dati economici. Questo manipolo di ottimisti è stato smentito: l’economia Usa, per detta della stessa Yellen (vai qui per scoprire cos’ha detto), è più lenta del previsto e il dato sulla disoccupazione è ancora alto. La presidente della Fed, dunque, ha annunciato il non-inasprimento del tapering e, implicitamente, il proseguio della spirale ribassista.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *