I legami tra politica fiscale e forex

Il forex non è un mondo chiuso, governato da dinamiche esclusive e che niente hanno a che fare con il mondo esterno. Anzi, il mercato delle valute risente tantissimo di ciò che accade al di fuori, sia politicamente che economicamente. Le scelte più impattanti sono quelle monetarie ma anche quelle più prettamente fiscali, e quindi ad opera dei governi, sono molto importanti.

La politica fiscale ha quindi un forte legame con il forex. Riuscire a capire che direzione vuole prendere il Governo vuol dire capire il futuro – immediato ma anche remoto – di una coppia di valute, e fa la differenza tra il guadagno e la perdite per un trader.

Ovviamente, la competenza decisiva è in questo caso la capacità di interpretare i fatti economici, oltre che la conoscenza profonda del contesto (anzi forse è proprio questo l’aspetto da tenere più in considerazione). Di seguito, una panoramica sul ruolo della politica fiscale e sulle conseguenze che determinati decisioni possono generare nel mercato delle valute.Se la politica monetaria impatta direttamente sulla quantità di moneta presente in un sistema economico, la politica fiscale impatta nello stesso ambito ma in modo più indiretto. Soprattutto, la leva del fisco è capace di modificare grandemente il tenore di vita delle persone. Le conseguenze non sono solo economiche ma anche emotive. Un aumento delle tasse, per esempio, può generare sfiducia negli attori dell’economia. Di riflesso, anche i parametri economici subiscono dei cambiamenti.

Esistono politiche fiscali espansive e politiche fiscali restrittive. Le prime prevedono un abbassamento delle tasse ma anche un aumento della spesa pubblica nel senso degli investimenti. Sono queste le due componenti delle politica fiscale: tasse e spesa.

Un allentamento della fiscalità in genere apre le porte alla crescita economica. Il livello di fiducia quindi aumenta proprio perché le aspettative si fanno più positive. Gli investitori, in ogni campo e ambito, aumentano i propri investimenti. Si tratta però di una lama a doppio taglio. Se l’allentamento è brusco e di grosse proporzioni, e il contesto è assai negativo, il mercato potrebbe avere l’impressione che quel paese stia tentando il tutto per tutto. Il messaggio è quindi di “disperazione” e non di fiducia.

Nel primo caso, l’asset di riferimento per l’economia (es. euro per l’Unione Europea) vede incrementare il proprio valore. Nel secondo caso accade il contrario, la valuta viene venduta a un ritmo sostenuto e il valore decresce.

Parimenti, una politica fiscale restrittiva non sempre indica un futuro fatto di recessione. Se questa è funzionale alla conquista della stabilità finanziaria – es. nuove tasse per il raggiungimento del pareggio di bilancio – è vista come un segnale positivo e la moneta si apprezza. Un esempio è fornito proprio dall’Italia: paese a rischio insolvenza a novembre del 2011, dopo l’arrivo di Monti e le conseguente prese di posizione a favore dell’austerity, ha visto l’euro rivalutarsi.

Le leve della politica fiscale sono due: tasse e spesa. Dipende, però, soprattutto da come si vuole dai modi, oltre che dagli orientamenti. Aumentare le tasse ai “ricchi” e diminuirli ai “poveri”, pur mantenendo un saldo negativo per l’insieme della popolazione è diverso dall’aumentare la pressione fiscale in modo lineare. In genere, il mercato apprezza le operazioni di distribuzione, sempre se non vengono viste come una sorta di guerra alla ricchezza.

Inoltre, c’è modo e modo di tagliare o rimpinguare la spesa. Tagliare la spesa improduttiva è visto con favore, tagliare la spesa in servizi un po’ meno.

Insomma, interpretare la politica fiscale non è facile. La domanda che un trader deve porsi è: la manovra fiscale in questione contribuisce a creare una percezione positiva riguardo al sistema economico?

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