Il Forex, attenzione puntata sulle banche centrali

Le banche centrali rivestono un’ importanza indiscussa nel mercato del forex. Si può affermare, infatti, che siano i protagonisti più importanti, perché in grado di muovere risorse ingentissime. Sono importanti, inoltre, perché con le loro decisioni riescono a influire sul comportamento degli investitori.

Oggi più che mai le banche centrali sono attori decisivi. Il motivo? Essenzialmente la crisi e le distorsioni economiche, che richiedono alle banche centrali un approccio molto più interventista. Ciò vale anche per quegli istituti che hanno basato i loro comportamenti sull’ideologia del “non-interventismo“, come appunto la Bce.

Questo periodo in particolare sta vedendo un ruolo sempre più dominante da parte delle tre principali banche centrali del mondo: Fed (Stati Uniti), Bce (Europa), Boj (Bank of Japan, Giappone).

Il momento è topico, tra tapering, Quantitative Easing annunciati e smentiti, esigenze varie di stimolare l’economia. Ecco, in sintesi, cosa potrebbero riservare al forex i principali istituti finanziari.

Fed. La Federal Reserve, nonostante abbia al timone la keyenesiana Janet Yellen, sta proseguendo con un tapering abbastanza deciso. In estrema sintesi, sta riducendo l’immissione di liquidità nel sistema economico. Questa decisione trova la sua motivazione nel miglioramento dei parametri dell’economia a stelle e strice. Le prospettive, dunque, parlano di una rivalutazione del dollaro, sebbene molto moderata.

Bce. La Banca Centrale Europea sta pensando a un pesante programma di stimoli, addirittura al Quantitative Easing (Draghi ha addirittura parlato di 1.000 miliardi). Il pericolo da neutralizzare, ad oggi molto concreto, è quello della deflazione. Peccato che le parole del numero uno della Bce non siano state credute. Gli investitori di fronte all’annuncio non si sono scomposti e hanno fatto sì che l’euro si mantenesse intorno all’1,37 rispetto al dollaro.

Boj. Anche la banca principale del Giappone è alle prese con qualche problema. La necessità è quella di svalutare in maniera sufficiente lo yen, ma ciò non sta avvenendo. Colpa della tendenza alla deflazione tipica della moneta nipponica. La causa va però rintracciata anche nell’istituzione dell’imposta sui consumi, la quale rischia di ridurre la quantità di denaro in circolo (è una misura di politica fiscale restrittiva). Lo yen nella settimana passata era sceso a 104 ma è ritornato quasi subito a 105.

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