In tempi di crisi è più importante l’analisi fondamentale o l’analisi tecnica?

L’analisi fondamentale e l’analisi tecnica sono due metodi di studio irrinunciabili per gli investitori. Peccato che siano anche oggetto di un querelle circa lo strumento più adatto per comprendere il mercato. Dopo anni e anni di dialettica, i rispettivi sostenitori si comportano un po’ come tifosi di una squadra di calcio. Il materiale delle conversazioni – è ovvio – si basa ancora su elementi tecnici, ma è inutile negarlo: qualche pregiudizio reciproco c’è.

L’analisi tecnica, per esempio, annovera nel suo repertorio alcuni dogmi. Cruciale, rispetto alla valutazione finale, è quello che dice “il mercato considera tutto”. Se prendiamo per buona questa frase, è sufficiente studiare i grafici per avremo sicuramente una strategia efficace e proficua. Guardare fuori dalla finestra sarebbe inutile, quindi solo una eleborata perdita di tempo.

Questo è chiaramente un dogma. Per di più, un dogma che tende a escludere e a invalidare tutto l’universo che ruota attorno all’analisi fondamentale.Chi preferisce l’analisi fondamentale critica invece la volontà di fare affidamento su tutti quegli strumenti tecnici che, pur sembrando praticamente infallibili, inducono all’errore perché arbitrari. Tutto molto evidente: se gli struimenti fossero infallibibili, basterebbe imparare l’analisi tecnica per diventare ricchi.

Un altro punto di divergenza è l’idea di ciclicità. Secondo chi preferisce l’analisi tecnica, il mercato è ripetitivo. Gli investitori sono uomini, e in quanto tale hanno le paure di sempre, gli obiettivi di sempre, i difetti di sempre. Dunque, il forex – che fatto di trader – è prevedibile.

Stando agli “analisti fondamentali”, invece, la ciclicità è un’ideale poco realistico. Se è vero che gli uomini sono sempre gli stessi, le situazioni cambiameno. Il forex, come tutti gli altri mercati non sono caratterizzati da corsi e ricorsi storici.

La soluzione allo scontro, e quindi la dichirazione del vincitore, forse non la vedremo mai. Un appunto dal punto di vista temporale, però, può essere fatto.

Il “tempo” da considerare è il “periodo di crisi”. E’ il momento giusto per pensarci: dopotutto siamo ancora in crisi.

Quando la crisi morde, è più utile l’analisi fondamentale o l’analisi tecnica? Tutto sembra protendere per l’analisi fondamentale.

Il motivo è uno solo: l’imprevedibilità del periodo di crisi. La crisi produce problemi e alcuni di questi problemi sono presumibilmente inediti. E’ inevitabile, quindi che anche le reazioni siano altrettanto inedite. E allora è evidente che l’analisi tecnica risulta non… Fondamentale – ma ovviamente va realizzata.

La ciclicità smette di essere un dogma e assomiglia più a una regola vaga, forse addirittura a una opinione. E’ molto più utile studiare i dati economici (soprattutto quelli macro), le dichiarazioni dei presidenti della banche centrali (o dei board), e in generale tutto ciò che accade nel contesto economico-politico.

E’ ovvio come in questa prospettiva a contare siano soprattutto le capacità di interpretazione e la conoscenza dei principali meccanismi decisionali.

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