Indicatori di volatilità: cosa sono e a cosa servono

La volatilità è un elemento che ogni trader dovrebbe prendere d’occhio. E’ infatti un’arma a doppio taglio. Può porre in essere guadagni consistenti, ma anche perdite consistenti. Inoltre, non è facile da studiare. Un aiuto da questo punto di vista è fornito dagli indicatori di volatilità, una risorsa efficace per capire quando un trend sta invertendo la rotta e per misurare la tendenza di un asset a far registrare deprezzamenti e apprezzamenti.

Gli indicatori di volatilità sono tanto più utili quanto meno l’asset è stabile. Alcuni mercati, che prediligono alcuni asset rispetto ad altri, sono molto volatili. Il forex, e quindi le valute, sono molto più “fumantine” rispetto, per esempio, alle commodity (sebbene le commodity facciano registrare variazioni consistenti nel lungo periodo).

Capire se in un dato periodo il mercato è volatile è essenziale non solo per individare il momento dell’inversione ma anche per scegliere il proprio approccio strategico: a breve termine o a lungo termine? A scadenza vicina – se parliamo di opzione – o a scadenza lontana?

Di seguito, una panoramica sugli indicatori di volatilità più sceltie più efficaci, con una guida esaustiva al loro utilizzo.Oscillatore William %R. Il principio è simile al metodo che coinvolge lo stocastico e le Rsi ma anche le Bande di Bollinger. L’obiettivo intermedio che questo indicatore permette di raggiungere, è capire quando un asset entra in iper-venduto o in iper-comprato. A occhio nudo, infatti, non è facile individare queste due situazioni. Quando l’indicatore dice 20, siamo in ipervenduto, quando l’indicatore dice 20 siamo in ipervenduto.

L’indicatore altresì è ultile per evidenziare situazioni di divergenza. Quando la divergenza è ribassista, si verificano nuovi massimi mentre il William %R produce massimi decrescenti. Quando la divergenza è rialzista, si verificano nuovi minimi mentre in contemporanea il William %R produce minimi decrescenti

ATR (Average True Range). Questo indicatore rilascia segnali circa la durata del trend, ma non la direzione. Inoltre impone lo studio dei prezzi di chiusura dei minimi e dei massimi di sessione. Nello specifico, un mercato tranquillo o con i prezzi che si muovo in laterale (o comunque entro un intervallo breve) restituisce un ATR alto, che quindi conferma il trend. Di contro, un ATR basso dice che il mercato è volatile e il trend potrebbe essere rotto presto.

ADX (Average Directional Movement). Il funzionament è simile all’ATR. Ha però un pregio in più: dice qualcosa sulla direzione del trend. Ad ogni modo, se viene restituito un valore superiore al 25, il trend following (ossia seguire il trend perché lo si crede confermato). Di contro, se il valore è inferiore al 25, è bene pensare a una inversione imminente, o comunque probabile.

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