Italia: Il salario minimo? Forse è troppo tardi.

Le ultime dichiarazioni di Pier Carlo Padoan, nel contesto del “Job Act” ci riportano nella spirale di un incubo che dura or sono da più di 10 anni.

Forse il peggior male è stato fatto come ha sostenuto un esperto del Fmi, in quanto ciò che manca, alla base della spinta alla competitività, non è più la parola “flessibilità” e tanto meno “lacrime e sangue” ma la parola “innovazione”. Siamo stati accusati di non essere in grado di competere con il resto del mondo.

La “macro-politica” poco dovrebbe interessarsi, quindi, dei piccoli accorgimenti tecnici (bonus in busta paga, introduzione di un reddito sociale o salario minimo, revisione del contratto di apprendistato, semplificazione della normativa sul lavoro). Siamo in emergenza occupazione e c’è bisogno di tutt’altro per la ripresa economica, a partire da interventi che rilancino direttamente (e non in via mediata) l’occupazione. E’ colpa dell’Euro, della valuta unica, del fatto che avremmo potuto optare per il doppio corso monetario e non l’abbiamo fatto?

L’economia non è fatta di grandi paroloni ma di molti concetti. Come ha scritto il celebre economista Paul Krugman l’economia non è nient’altro che un gioco mentale.

Occupiamoci, allora, dal nostro punto di vista di ragionare in termini pratici sugli errori che sono stati fatti e continuano ad esserlo. Il salario minimo è un’opportunità?

Salario minimo. Un’ancora di salvezza?

All’introduzione dell’euro cosa è successo a chi aveva in busta paga 1.000.000 in lire? Non si è pensato di adeguare, neanche nella sentinella di un aumento del costo della vista, i livelli nominali ai nuovi minimi di sussistenza reali. La conversione che è stata fatta è in termini puramente nominali passando così a 500 euro.

Nel frattempo è arrivata la stangata del costo della vita (l’Euro non è stato percepito dall’offerta così come la Lira) e, sul fronte dei maggiori fabbisogni da parte delle famiglie, è aumentata la propensione all’indebitamento di natura finanziaria (carte di credito, prestiti revolving). Il salario minimo o reddito sociale, solo ora?

Sempre più consumatori sono caduti in difficoltà ma neanche hanno potuto rinunciare al consumo. La stretta creditizia (credit crunch) è stata la dolorosa capitolazione delle banche, sempre meno rassicurate dalla crisi economica.

Dolorosa la caduta graduale della domanda e parimenti dell’offerta, soprattutto laddove il consumatore ha cominciato a privilegiare i grandi gruppi societari, rispetto alle piccole attività a gestione familiare, da sempre predominanti nella nostra penisola. Le politiche di agevolazione all’iniziativa produttiva sembrano, però, richiamare sempre più l’efficienza, le prospettive di redditività ed innovazione. Pessimismo dilagante ovunque e migrazione di massa. E’ perché si è poco competitivi (salario minimo e dubbi sugli effetti sul rilancio dell’economia) o vi è un fattore culturale, alla base delle nostre tradizioni, che non ci ha consentito di essere sullo stesso piatto della bilancia, rispetto ad altre nazioni, come la Germania, che ha diverse visioni dell’agire politico?

Certamente, la confusione regna sovrana anche tra i maggiori esperti.

Vediamo, infine, come ha risposto oggi Piazza Affari, ove le aste dei titoli di debito pubblico, ultimamente vanno a gonfie vele, malgrado i rendimenti ai minimi storici che vengono bene percepiti nell’ottica europea (aumento del grado di fiducia verso la stabilità dello Stato). Gli annunci di policy (verrà introdotto il salario minimo?), ormai, vengono presi sotto gamba dagli investitori tutti concentrati sul mercato e sulle sue tipicità.

Un ritorno ottimista di Piazza Affari

Gli investitori non hanno premiato le piazze europee e del Vecchio continente ma si sono rifugiate in esse, riducendo l’esposizione verso i paesi emergenti, subito dopo l’annuncio del Tapering. Mai si è pensato minimamente di lasciare l’obbligazionario, soprattutto per il suo utilizzo a livello di politica monetaria centrale. Non stupisce, quindi, che i titoli a lunga scadenza risultino quelli più transati rispetto a quelli a breve termine con un conseguente rialzo dei tassi di riferimento dei Bot allo 0,65% (management pubblico e prospettive salario minimo). Spread tra btp decennali italia e bund tedeschi a quota 150 soddisfacente.

Come di frequente accade, in corrispondenza delle nuove aste dei titoli di debito (solo oggi il Tesoro ha collocato più di 6 miliardi di Bot), aumenta la liquidità del mercato: ritorno ottimista di piazza affari che nella seduta del 13/05/2014 ha aperto in lieve rialzo.

Montagne russe per l’azionario, di cui i titoli nel mirino sono Fiat, Mediaset e Telecom Italia. Attese per le trimestrali del bancario.

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