La differenza tra analisi tecnica ed analisi fondamentale

Il forex, così come anche il tranding, è un’attività che si fonda sullo studio. Sebbene, e ciò vale per i meno esperti, un trader possa incorrere nella “sindrome da giocatore d’azzardo” ogni azione è il risultato, o dovrebbe esserlo, di un lavoro di studio condotto precedentemente, nella fase di redazione della strategia.

A disposizione degli “studiosi” ci sono due formidabili strumenti: l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale. Entrambi sono discipline che analizzano il mercato e offrono spunti – e qualche volta anche più di spunti – per redigere un piano di trading.

Sono due discipline a volte antagoniste ma che allo stesso tempo lavorano molto bene assieme. L’analisi tecnica non dovrebbe prescindere dall’analisi fondamentale, e viceversa. Il motivo della rivalità sta semplicemente nelle diverse “ideologie” che le muovono. Giusto per capirci, un “dogma” dell’analisi tecnica suggerisce che la fondamentale è del tutto inutile.

Di seguito, un focus sulle due metodologie e un focus sulle differenze.

L’analisi tecnica è quella disciplina che studia la situazione del mercato, che permette l’individuazione dei trend, il riconoscimento di eventuali segnali di inversione o continuità. Tutto ciò attraverso modelli matematici che ne rafforzano la scientificità.

L’analisi fondamentale è invece quella disciplina che studia ciò che accade al di fuori del mercato allo scopo di individuare l’influenza che i fenomeni economici esercitano sul mercato stesso. Non si fonda su alcun modello matematico, bensì sull’analisi storica e sulla deduzione.

Una prima differenza è visibile già in queste due definizioni e riguardo l’oggetto di studio. L’analisi tecnica analizza il mercato, l’analisi fondamentale l’ambiente economico che avvolge il mercato. Vi è differenza, come risulta evidente, anche nell’approccio: scientifico nella prima (tecnica appunto), discorsivo il primo.

La base dell’analisi tecnica è rappresentata da quelli che vengono chiamati “i tre pilastri”, ossia i tre principi – da alcuni giudicati arbitrari o semplicemente forzati – da cui l’intera disciplina procede.

  1. I prezzi scontano tutto. Questo principio nega la necessità dell’analisi fondamentale. I prezzi, dunque il mercato, riflettono in toto ciò che accade dentro e fuori il mercato. E’ quindi inutile guardare “altrove”, è già tutto nei grafici.
  2. Il mercato si muove in trend. Il mercato non si sviluppa come una scheggia impazzita ma è una “creatura” ordinata. Gli asset vengono coinvolti in trend. Il trader deve semplicemente capire il trend in atto e recepire eventuali segnali di rottura.
  3. La storia è ciclica. Il mercato è condotto da investitori e gli investitori sono essere umani, con gli obiettivi e le paure di sempre. I prezzi tendono a riflettere azioni passate. Dunque, a parità di condizioni un dato avvenimento tende a ripetersi.

L’analisi tecnica si avvale degli “indicatori”, strumenti che elaborano i dati grezzi e offrono informazioni sul futuro più o meno immediato del mercato. Gli indicatori sono offerti dalle piattaforme di trading, sicché al trader è demandata la sola lettura e interpretazione.

L’analisi fondamentale, invece, si avvale del calendario economico. Questo illustra data, ora e contenuti degli eventi economici in grado di influire nel forex. Questi eventi prendono il nome di market mover. Quando un market mover fa la sua comparsa, il mercato reagisce. Esistono market mover “buoni” per tutte le coppie di valute (o quasi) come la comunicazione dei tassi di riferimento da parte di una banca centrale, e altri specifiche di questo o quel paese. Fanno parte della categorie anche eventi legati all’economie reale come la diffusione dei dati sull’occupazione o sulla bilancia commerciale.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *