La tassazione dei guadagni nel Forex

Il problema della tassazione forex

Il forex genera guadagni e quindi deve andare incontro alla tassazione. Questo semplice sillogismo si traduce nella realtà in modo non chiaro e certamente non lineare. Il motivo di ciò risiede nel comportamento del legislatore.

Semplicemente, chi deve fare le leggi, almeno in Italia, ha combinato qualche pasticcio di troppo. A inficiare il risultato finale, una certa incapacità nel comprendere il fenomeno ma anche l’indefesso lavoro delle lobbies che, più o meno alla luce del sole, hanno cercato di ammorbire il processo di fiscalizzazione.

La domanda che, a prescindere da questi sommovimenti, ogni trader si chiede è: devo pagare per i miei guadagni forex? Se sì, quanto? Per rispondere a questa domanda, e per non incappare in errori potenzialmente fatali, è necessario ripercorrere le fasi del rapporto tra il fisco e il complesso mondo delle transazioni finanziarie. E’ utile, però, tenere a mente un concetto che riguarda più specificatamente l’approccio del trader.

Tassazione forex: Come funziona, quanto si paga?

In genere, ciò che i trader più esperti consigliano ai principianti o a chi si è approcciato da poco a queste attività è di non curarsi dell’aspetto fisco. Questa tematica non deve assillare il trader di “primo pelo”. Il primo pensiero deve essere quello di imparare a guadagnare. Solo dopo, una volta che si è diventati capaci di mantenersi in attivo, sarà il momento di occuparsi di questa spinosa questione.

Il concetto fondamentale è che, purtroppo, solo una porzione minima di trader riesce a guadagnare. Si stima che i trader vincenti siano solo 15%, a fronte di un 45% che viaggia tra il positivo e il negativo e di un 40% che invece perde denaro. Messa così, è evidente come quello della tassazone sia un problema per pochi fortunati eletti.

Cosa dice il legislatore sulla tassazione forex

Ufficialmente, l’Irpef dovrebbe interessare il forex. Le attività nel mercato valutario, infatti, producono dei guadagni, dunque un reddito. Nella pratica, però, alcune caratteristiche del forex determinano l’esenzione. In primo luogo, l’Iperf coinvolge le valute che rimangono tali per almeno una settimana. Nel forex è raro che, dopo sette giorni, un euro non si sia “trasformato” in qualcos’altro. Inoltre, le valute estere per essere soggette a tassazione devono corrispondere ad almeno 51.000 euro. Anche questo nel forex è al quanto raro. Dunque, l’Irpef de facto non si abbatte sul mercato valutario.

Un’altra tassa che ufficialmente dovrebbe pesare sul forex, e che anzi è stata salutata come lo strumento principe della lotta alla speculazione finanziaria, è la Tobin Tax. Anche in questo caso, però, è la natura stessa del Foreign Exchange Market a sancire l’ensenzione. La Tobin Tax, infatti, tassa solo i guadagni in day, mentre il forex produce guadagni intraday. Inoltre, per essere soggetti a questa tassa, è necessario essere quotati in borsa (i protagonisti del forex sono in genere investitori privati).

Infine, c’è la tassa sui Capital Gain. Nei fatti, è l’unica che il trader è tenuto a pagare. Semplicemente, l’investitore deve dichiarare il denaro ricavato dalle attività di trading e deve corrispondere una cifra pari al 20% del guadagno stesso. Tutto qua. Si tratta, dunque, di una autocertificazione.

Il 20% può apparire come una percentuale molto alta, ma è bene ricordare che il lavoro è tassato in media a una percentuale quasi doppia. Solo le rendite sui titoli di Stato – che per ovvie ragioni sono privilegiate – sono tassate a molto meno (circa il 12%). Senza considerare che per operare nel forex non si è costretti ad aprire una attività, come potrebbe esserlo per chi svolge il commerciante: vendere pizze, frutta e verdura o gelati, oppure come per chi svolge una qualsiasi professione da libero professionista.

Tirando le somme, un 20% è più che accettabile se confrontato alla tassazione di tutti gli altri settori. Per quanto riguarda poi la questione dichiarazione dei redditi, il nostro consiglio è quello di rivolgersi ad un commercialista di fiducia, infatti, a seconda del broker scelto, l’imposizione fiscale avviene alla fonte (prelievo del 20% e versamento all’erario), oppure viene lasciato al trader il compito di dichiarare, ma solo dopo aver effettivamente generato guadagni. Inutile, come accennavamo sopra, crearsi problemi se non si riesce a generare reddito.

 

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