Le criptovalute mantengono ancora forte richiesta

Bitcoins, litecoins, dodgecoins, zerocoins: un fenomeno che spaventa le istituzioni non è tanto la diffusione, in sé e per sé, di un alto volume del transato, legittimato nel pensiero comune anche da quella sorta di anti-conformismo che fa percepire qualcosa come necessariamente un bene.

Ad alcuni basta dire che è un sistema alternativo a quello offerto dalle banche e ciò gli basta per puntare sulla nuova valuta digitale. Ciò che forse dovrebbe essere corretto è l’anonimato delle transazioni.

Non si vede perché non sia possibile tracciare, a livello informatico, i movimenti delle monete.  In teoria, vi è sempre un modo per accertare l’identità dell’utente, se la valuta digitale è in mani lecite.

Il riciclaggio è un reato comune, non di certo aggravato dalle valute digitali.

Hong Kong. La nuova promessa per le criptovalute

La volatilità dei bitcoins è altissima e per questo cominciano ad essere graditi come investimento non convenzionale. Basti pensare che nel 2013 si è passati da 20 dollari per 1 bitcoin sino a 1300 dollari per 1 bitcoin.

In controtendenza rispetto a Cina, Russia, Usa, Islanda, Thailandia, è Hong Kong dove sembra essere affluito l’intero volume del transato in criptovalute (in particolare, i bitcoins) e si sta pensando di aprire i primi bancomat.

Altrove, con una normativa non unificata, c’è chi ha definito le criptomonete una proprietà (ben lungi dall’essere monete e con conseguente tassazione), vi è chi ha reso illegali le transazioni in criptomonete (è il caso dell’Islanda e della Thailandia), vi è chi ha vietato le transazioni in bitcoins, disponendo la chiusura delle piattaforme a ciò dedicate (la Cina).

Ma non vi è una disciplina uniforme e ciò lascia libero mercato ai bitcoins, malgrado il valore, in termini di dollari, dei bitcoins sia più che dimezzato.

E’ ancora boom di transazioni per le criptovalute, come rilevato anche dall’agenzia di rating Fitch mettendo a confronto, dati alla mano, il volume di scambi effettuato con Paypal, rispetto a quello con i bitcoins. Così, tutte le aziende attive nel commercio online hanno pensato di adeguare i sistemi di pagamento, accettando anche i bitcoins e le altre criptomonete concorrenti.

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