Listini europei in panico. Germania deludente.

Inattesi i nuovi dati macro tedeschi che mostrano un rallentamento, sul fronte europeo, anche del territorio tedesco, da sempre considerato come la “ciliegina” dell’Europa. Sta cominciando a sfatarsi un mito? Un interrogativo a cui gli analisti cercando di rispondere, separando le componenti di natura accidentale (rallentamento economico generale, congiuntura internazionale, escalation ucraina) da quelle persistenti.

Tutto ristagna per il fronte tedesco: le rilevazioni relative al mese di marzo stimano in ribasso la produzione industriale e, in particolare, la bilancia commerciale. Azzeccate le riflessioni sulla struttura economica del sistema-paese Europa, non particolarmente indipendente dall’estero. Se i listini internazionali scontano dei malesseri, ne risentirà anche l’Europa, e così la Germania.

Si è troppo legati al resto del mondo né si può innescare un’impari battaglia commerciale con concorrenti temibili che stanno lavorando sulla maggiore autonomia del sistema-paese. Il punto di forza dell’autonomia localistica (federata) dell’Europa avrebbe dovuto innescarsi dal sistema intrabancario, sviluppando le micro-economie settoriali.

Così non sta avvenendo, creandosi sempre una fiumana di pesi e contrappesi tra la Banca centrale Europea e le singole Banche centrali nazionali. Deludente anche l’integrazione tra l’unione politica e l’unione monetaria, così come l’armonizzazione delle politiche fiscali, mancata del tutto, sul fronte di una convergenza non ancora conclusa, per quanto concerne il debito pubblico rispetto al Pil.

Spread commisurato rispetto allo Stato virtuoso: la Germania. Intanto, si ricorre sempre più al finanziamento tramite emissione di titoli pubblici. Misure straordinarie in arrivo per l’Unione Europea.

Germania in crisi. I listini europei cadono.

Non lieve il calo degli ordini industriali per il fronte tedesco e soprattutto dovendo valutare che è riportato su base mensile (non annuale). Giunge a sfiorare quasi il 3%. Tale ribasso non si vedeva da oltre 2 trimestri. Abbiamo capito che se le esportazioni crollano, il paese è messo in dura difficoltà e stavolta il giochetto del calo delle importazioni, per poter rilevare un buon Pil, non ha funzionato e retto a lungo.

Dati alla mano, anche la Germania soffre la crisi. Un minore saldo commerciale rispetto a fine 2013 pari a circa 1 mld di euro. Le percentuali spesso camuffano l’importanza del dato: calo dell’export pari a 1,8% sul fronte di un calo dell’import pari allo 0,9%.

Quindi, raffica di vendite e di puntate short sui listini europei che cominciano male la seduta (10/05/2014), sotto l’influsso anche della sfiducia degli investitori sulle prospettive economiche. Qualche precipizio per l’azionariato, le cui trimestrali hanno deluso non poco.

Apertura negativa di seduta per le principali borse europee da Madrid (sfiorato quasi l’1% di ribasso) a Francoforte (-0,27%). La peggiore apertura è per Piazza Affari (Germania ed Europa in trepidazione) con il Ftse Mib a -1,56%, complice soprattutto il crollo dei titoli bancari che hanno deluso le aspettative sul miglioramento della solidità patrimoniale.

Cambio Euro/Dollaro Usa invariato, in apertura, a 1,376. L’Euro continua a rafforzarsi rispetto al Dollaro, ma con minore reattività ciclica rispetto alle sedute iniziali. Il forex è in attesa della tanto agognata inversione di marcia.

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