Lo Shadow banking. E’ proprio un male?

Incertezze nell’eurozona, in cui diventa sempre più lampante che la direzione di politica monetaria e finanziaria ha delle fragilità, a-priori, per le quali non erano mancati gli alert ammonitori da parte di alcuni economisti, all’indomani della fondazione dell’Europa.

Si attendono nuove misure straordinarie da parte dell’Europa, visti anche i report negativi della Germania, sin dall’inizio il paese modello di riferimento per l’Eurozona, e tali interventi sono prospettati sin da giugno.

Nuovi minimi di seduta al 12/05/2014 per l’Euro che si piazza a 1,38 dollari. Parimenti, rispetto alla sterlina dove si è assistito ad un ulteriore apprezzamento della sterlina con il cambio a 0,81.

Gran discutere di “Shadow banking”, fenomeno non nuovo e che ha radici negli Usa. Per quale motivo il nuovo focus dialettico è diventato quello delle banche-ombra? Semplicemente perché ora vi è un dubbio fondamentale: non vi saranno dei difetti di rilevazione nei macro-aggregati monetari, utilizzati per tradizione (M1, M2, M3)? Non sono diventati inadeguati per tenere conto della nuova e fitta trama di intrecci intra-bancari ed intra-finanziari?

A cosa serva l’unione bancaria?

Il colpo di scure del regolatore non dovrebbe concernere solo le banche, in senso stretto intese, ma anche tutti i vari intermediari finanziari a cui le stesse si rivolgono per lo smobilizzo di liquidità (shadow banking).

Si è così tacitamente sfogato un membro del Consiglio direttivo della Bce, Ewald Nowotny, illustrando, nel suo discorso, come il fenomeno delle banche-ombra sia di ostacolo alla politica centralizzata dell’eurozona, dato che, dati alla mano, non si è neanche ben consci di quale sia l’effettivo volume di massa monetaria in circolazione. Quindi, sarebbe ancora troppo audace ed inutile accelerare il processo di unione bancaria, tanto conclamato.

Piuttosto si è come creata una divaricazione fra due posizioni di pensiero:

  • Chi è a favore di una maggiore autonomia ed indipendenza del sistema monetario intra-bancario ed intra-finanziario. Il modo in cui le singole banche ricorrono ad altri intermediari (shadow banking) non è altro che la controprova del fatto che le banche si auto-adeguano e, se possibile, reagiscono alle nuove regole, individuando dei sistemi leciti e legittimi per risultare conformi a quanto stabilito e continuare la dinamica operativa. Il ricorso, poi, sempre più frequente al segmento repo, rimborsando le risorse a medio/lungo termine in prestito alla Bce non è passato certo inosservato e ha avuto i suoi riflessi sui tassi, al punto che si è molto sostenuto che il comportamento del sistema bancario evidenziasse delle anomalìe, osservando gli indicatori.
  • Chi sostiene ancora la necessità di una politica monetaria centralizzata (difficoltà sul fronte dello shadow banking), e non solo come tappa provvisoria. Il regolatore deve continuamente misurare e stimare lo stato di salute dell’economia reale e monetaria.

Vediamo, per chi non avesse ben chiaro il fenomeno delle banche-ombra, quali sono le modalità in cui lo stesso si presenta sul mercato:

  • Crediti deteriorati? Le banche sono bloccate nell’impegno di nuova liquidità e nella creazione di nuovi impieghi, in quanto i vincoli di bilancio non lo permettono. Di conseguenza, ricorrono a società finanziarie che li acquistano a pacchetto occupandosi della loro gestione.
  • Le società finanziarie attive nel settore del credito e dei prestiti ed indipendenti dal settore bancario. Anche esse rientrano nelle banche ombra (shadow banking) Di solito, non ricorrono per l’approvvigionamento dei fondi al circuito bancario, a loro concorrente, ma al mercato dei capitali. Il legislatore molto si è occupato della separazione di ruoli e funzioni. L’economista politico ha il difficile ruolo di riuscire a carpire la loro incidenza sul sistema finanziario
  • L’ingegneria finanziaria consente a società che acquistano impieghi bancari di incorporarle in emissioni obbligazionarie. Ciò ha creato lo scandalo Usa delle “obbligazioni-salsicciotto”, in cui i crediti incorporati erano inesigibili. Ma, in sostanza, ricomprendiamo in tale fascia tutti quelle società finanziarie (può trattarsi anche di imprese d’assicurazione) che non sono soggette alle stesse regole che il circuito bancario. Lo shadow banking nascerebbe come una tendenza elusiva, pertanto.

L’Italia non mostra di concentrare tale fenomeno attraverso gli altri intermediari finanziari. Dalle ultime rilevazioni, emerge solo il 5%. Strano a dirsi ma la Germania ha almeno il doppio rispetto all’Italia dell’insorgenza della tendenza delle banche ombra (ancora maggiore il ricorso mediato ad imprese d’assicurazione e fondi pensione dove la Germania, insieme alla Francia, spicca ai primi posti con un bel 28%, considerevole rispetto al 7% dell’Italia). Sarà che il nostro paese mostra di avere una bassa reattività di adeguamento alle nuove sfide internazionali ed europee, in quanto i suoi punti di forza (poco problema lo shadow banking, rispetto ad altre priorità) sono sempre stati l’ancoraggio ad un sistema di prassi e culture tradizionali (il sistema bancario è rimasto incentrato sulle banche commerciali e di famiglia, con un buon emergere del credito cooperativo, particolarmente tutelato rispetto ad altre forme regolamentate). Ci chiedono di essere più competitivi, flessibili ma, in realtà, le vere sfide sono altre e partono dal sistema di valori predominante.

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