Mercati finanziari, l’avversione al rischio continua a dominare

L’avversione al rischio è il tema maggiormente dominante in queste sessioni di mercato. Il suo accentuarsi sta evidentemente penalizzando il mercato azionario a favore degli asset più difensivi come l’oro e come le valute rifugio, come il dollaro statunitense. Di fatti, nelle ultime sedute sembrano acuirsi i timori sul fronte della crescita economica, dopo che le dichiarazioni di alcuni esponenti delle principali Banche centrali hanno avvertito negativamente circa le conseguenze sulla congiuntura derivanti dall’uscita della Gran Bretagna dalla UE.

In tale ambito, peraltro, continuano a tenere banco le preoccupazioni sul fronte del settore bancario, soprattutto per gli istituti di credito domestici, che potrebbero ricorrere a nuovi aumenti di capitale a seguito dei risultati degli stress test in uscita per fine mese per fronteggiare anche l’elevato stock di sofferenze lorde (pare, con iniezioni patrimoniali fino a 40 miliardi di euro per la sola Italia).

Su tale fronte, il mercato continua ad attendersi un accordo politico a livello europeo che possa sbloccare nuovi piani di intervento a sostegno del sistema creditizio – sottolineano gli analisti ISP – con il risultato che è rappresentato da generalizzati e decisi cali sui listini europei, con variazioni, a metà seduta, superiori al punto percentuale. I principali indici europei annullano gran parte dei rialzi realizzati dai minimi di fine mese scorso, anche se al momento sembrano poter trovare sostegno in nuovi livelli supportivi. A livello settoriale europeo, i cali contraddistinguono la totalità dei comparti, penalizzando soprattutto quelli ciclici come le Risorse di base, il Chimico e l’Auto.

Per quanto attiene il settore governativo, il debito periferico – e in esso non può che rientrare anche quello italiano – torna a prendere fiato dopo un avvio di settimana che è stato piuttosto pesante. A metà seduta i BTP registrano infatti nuovi flussi in acquisto, soprattutto sulle scadenze medie e lunghe. I titoli di stato sembrano dunque non risentire eccessivamente delle tensioni degli ultimi giorni riguardo il settore Bancario italiano, aggiungono gli analisti Intesa, sostenuti anche dalla BCE che non solo è attiva sul mercato in acquisto con il QE ma, secondo le attese degli operatori, si potrebbe preparare per nuovi interventi espansivi.

Rispetto alla curva italiana il rendimento sulla scadenza a due anni è poco mosso, – 0,1 per cento, mentre il rendimento dei decennali risulta scendere fino alla soglia di 1,20 per cento.

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