Migliora il mercato del lavoro USA, ma rialzo tassi Fed ancora lontana

I dati occupazionali statunitensi hanno risollevato le aspettative sui tassi di riferimento sul dollaro, ma un rialzo dei tassi ufficiali comincia a essere scontato con probabilità maggiore del 50% soltanto dal febbraio 2017. Dunque, difficilmente si potrà giungere a una decisione in tal senso nel corso della riunione del mese di settembre, che si avvicina a grandi passi senza, tuttavia, ampie aspettative. E a nulla, o quasi, servirà in tal senso l’osservare un buon miglioramento del mercato del lavoro, con l’ultimo employment report che conferma come i dati risalenti a qualche mese fa (con una crescita molto lenta dei nuovi occupati) sono stati riconducibili a una flessione momentanea.

Attualmente ,rispetto a quanto era possibile rilevare una settimana prima, i rendimenti degli UST sono saliti di 1pb sulle scadenze corte, di 4pb a 5 anni, di 7 a 10 anni. Positiva anche la reazione dei mercati azionari: l’S&P500 ha chiuso la scorsa settimana in rialzo di 0,8% rispetto al venerdì precedente, in controtendenza rispetto ai mercati europei (EuroStoxx50: -0,9%). L’impatto sul dollaro c’è stato, ma è risultato insufficiente a rovesciare una dinamica settimanale nel complesso negativa. Rispetto al venerdì precedente, infatti, l’euro si è rafforzato dello 0,7% e lo yen del 3,6%. Più forti anche le principali monete emergenti (rublo, yuan, rupia indiana, real brasiliano).

Sempre in ottica di analisi sui mercati finanziari, si rileva come il differenziale tra i Btp e i Bund si sia ridotto di quasi 10 punti base nella scorsa settimana, nonostante la pubblicazione di dati di produzione industriale non certo molto positivi. In giugno, infatti, la produzione industriale italiana è calata dello 0,4 per cento su base mensile, contro aspettative di aumento. La variazione tendenziale calcolata sulla serie corretta per i giorni lavorativi scende a 1,0% su base annua contro il precedente – 0,6%.

Si tenga conto, per un’osservazione più completa, che la contrazione della produzione è diffusa a quasi tutti i raggruppamenti con la sola eccezione dei beni strumentali, la cui produzione aveva già subito un’ampia flessione a maggio. Su base tendenziale, buona parte della flessione è imputabile alla produzione energetica (- 0,6%) e a quella dei beni di consumo non durevoli (-0,4%), con contributi marginalmente negativi anche dal comparto dei beni durevoli di consumo e dei beni strumentali. Rimane positivo, invece, il contributo dei beni intermedi, che nel periodo fanno riscontrare un lieve ma incoraggiante incremento dello 0,2%.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *