Nuova correzione del dollaro statunitense

Il dollaro ha aperto la settimana attuale andando ad approfondire in misura significativa la correzione della settimana scorsa e riportandosi sui minimi di gennaio 2015. Con l’andamento degli ultimi giorni, il dollaro ha perso l’80% dell’apprezzamento dello scorso anno.

Per quanto intuibile, la pubblicazione dei dati di inizio settimana non è stata d’aiuto. L’ISM manifatturiero diffuso nel calendario macro ha infatti deluso, scendendo più delle attese. L’aspetto incoraggiante è però che la componente prezzi è salita molto più di quanto auspicato. Dunque, se l’ISM non-manifatturiero in corso di pubblicazione, e soprattutto l’employment report di venerdì non saranno sufficientemente positivi, il calo potrebbe proseguire oltre, andando a erodere ulteriormente il guadagno dello scorso anno, e scendendo sotto le soglie minime di inizio anno.

Di contro, l’euro ha rotto con facilità la soglia importante di 1,1500 EUR/USD in apertura di settimana, ed ha provveduto ad andare anche verso quota 1,1600 EUR/USD. In questo caso alla generalizzata debolezza del dollaro si aggiungono anche elementi di forza propria dell’euro, dopo gli ottimi dati di crescita della scorsa settimana e la revisione al rialzo ieri dei PMI dell’area euro, pur lieve. In assenza di segnali positivi dagli USA l’upside può temporaneamente arrivare fino a 1,1700-1,1750 EUR/USD.

Quanto si sta sperimentando nel brevissimo termine non deve far perdere di vista il fatto che più sul medio termine il trend della valuta unica sembra essere destinato al deprezzamento. Gli analisti continuano ad aspettarsi una correzione almeno verso 1,10 EUR/USD entro un periodo compreso tra 1 e 3 mesi si in funzione di un eventuale rialzo dei tassi Fed a giugno, sia per l’effetto negativo sulle attese di crescita dell’area dopo un ampio apprezzamento del cambio.

A proposito di rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve per il momento l’incertezza sembra regnare sulle opportunità dell’istituto monetario federale di sfruttare potenziali notizie positive sul fronte macro, considerando oramai minoritaria l’influenza esercitabile dalle notizie geopolitiche e finanziarie internazionali. Molto lo si andrà a capire con la pubblicazione dei dati macro di inizio giugno, che dovrebbero apporre il giusto punto di sviluppo per una definizione strategica della politica monetaria della Fed nella riunione che si terrà nel corso dello stesso mese.

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