Nuovi massimi per il dollaro, cresce ancora l’attesa per il rialzo tassi Fed Funds

Giornata di attesa sui mercati USA, oggi chiusi per il Thanksgiving. Tuttavia, gli investitori hanno ancora negli occhi la mini-corsa di ieri del dollaro, che come era atteso si è apprezzato ulteriormente superando con facilità i massimi di lunedì e portandosi a un soffio dai massimi assoluti del 2015 toccati a marzo.

Risulta essere di interesse, in proposito, valutare come la salita riscontrata ieri sia stata agevolata anche dai dati macroeconomici di fresca pubblicazione, e in particolare dagli ordini di beni durevoli risultati migliori delle attese, ma solo in piccola parte.

Il rialzo recente infatti e gli elevati livelli raggiunti riflettono la prospettiva della svolta Fed fra poco meno di tre settimane: le probabilità di mercato di un rialzo dei tassi di interesse di riferimento nella sessione del FOMC del 16 dicembre si è oramai consolidata sopra il 70% e, dunque, tutto sembra essere pronto per accogliere una decisione che manca dal 2006. Qualche piccola sorpresa potrebbe essere verificata nei prossimi giorni, quando a dominare sulla dinamica del biglietto verde saranno le attese per l’employment report di venerdì 4 dicembre. Nell’ipotesi in cui i dati sul mercato del lavoro USA dovessero deludere (improbabile, ma pur sempre possibile) il dollaro correggerebbe, ma sarebbe probabilmente pronto a risalire sui massimi di marzo se la Fed procederà comunque con un primo rialzo a dicembre.

Passando all’euro, come intuibile la valuta unica europea è scesa ulteriormente toccando un nuovo minimo a quota 1,0566 EUR/USD. Sebbene manchi una settimana esatta alla riunione BCE e anche se dalle dichiarazioni di alcuni membri emerge che non vi è una vera e propria unanimità di vedute in merito alla necessità di ampliare lo stimolo monetario, e che quindi ci sarà un ampio dibattito giovedì prossimo, i livelli del cambio per gli analisi ISP sembrano essere coerenti con la prospettiva di un taglio dei tassi e/o revisione del quantitative easing.

Dunque, quel che dovrebbe accadere è quel che avevamo stimato anche in tempi non sospetti. L’avvicinamento al quantitative easing “ampliato” prima, e il rialzo dei tassi di interesse Fed Funds poi, spingeranno ancora al ribasso l’euro, con conseguente rafforzamento del dollaro che, secondo alcune banche d’affari, potrebbe realmente toccare la parità nei confronti della sua principale valuta controparte. I tempi e le possibilità di un consolidamento delle posizioni nel 2016 sono tuttavia ancora molte aleatorie, così come il timing dei vari rialzi successivi.

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