Petrolio ai minimi, gli effetti sulle valute

Continua imperterrito il calo del petrolio, spinto al ribasso dalla domanda in flessione, e dalla decisione dei Paesi Opec di fissare alto il livello di produzione. Ne è derivata una nuova contrazione delle quotazioni del greggio, con il Brent che ha toccato i minimi da undici anni a questa parte a quota 36,17 dollari al barile (l’ultima volta che una simile quotazione fu raggiunta fu nel luglio del 2004), con una perdita del 37% da inizio anno ad oggi.

La debolezza, come spesso accade, ha colpito in maniera omogenea anche l’altro punto di riferimento internazionale per le quotazioni, il Wti, oggi sotto quota 35 dollari. Ma quali sono gli effetti che una simile debolezza delle quotazioni delle materie prime sta producendo?

Il calo del prezzo del petrolio sta in realtà infliggendo una lunga serie di ripercussioni. L’ultima in ordine di serie è quanto accaduto in Azerbaijan, la cui Banca centrale ha preso la decisione di lasciar fluttuare liberamente la propria moneta, che ha perso un terzo del valore ed è oggi in forte difficoltà, come accade a una serie di nazioni ricche di idrocarburi, ma non certo in grado di ottimizzare tale ricchezza a causa del deprezzamento continuo del petrolio.

In una nota, la Banca centrale dell’Azerbaijan ha confermato che la decisione di lasciare fluttuare liberamente la valuta dipende proprio dal calo dei prezzi del petrolio e dal deprezzamento continuo delle monete dei Paesi partner, che – si legge nel comunicato – “comincia a colpire anche l’economia dell’Azerbaijan”.

Dopo tale decisione, come sopra anticipato, la moneta si è deprezzata del 32%, per la seconda svalutazione quest’anno, e accompagna simili decisioni in Kazakistan e Turkmenistan. Per le ex repubbliche sovietiche, un ulteriore elemento di complessità, dopo che la recessione russa ha inflitto serie conseguenze alla loro tenuta economica.

Rimane ora da comprendere quale possa essere il futuro delle quotazioni del greggio. Se da un lato dell’offerta sembra garantita la disponibilità ad incrementare la produzione (sia sufficiente ricordare la messa in produzione e in commercio delle potenzialità iraniane, oramai fuoriuscite dall’orbita delle restrizioni e delle sanzioni), è anche vero che la domanda da parte delle principali economie si sta facendo sempre più traballate, e poco in grado di offrire agli analisti solide basi sulle quali poter confortare le proprie valutazioni.

Continueremo a monitorare il mercato e i riflessi che le quotazioni del greggio stanno avendo sulle valute.

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