Previsioni Forex Yuan: vera svalutazione o graduale deprezzamento?

Nel corso degli ultimi giorni si sono moltiplicate le opinioni in merito all’andamento delle principali coppie valutarie del mondo, in un contesto radicalmente modificato dalle decisioni delle autorità cinesi, che hanno di fatto “svalutato” la moneta nazionale, in coincidenza – o quasi – con la pubblicazione di dati non particolarmente eccelsi sul fronte dell’export. Ma cosa accadrà in futuro?

Sebbene non siano pochi i catastrofisti, buona parte degli analisti ritiene che in realtà l’impatto della decisione di Pechino sulle maggiori economie mondiali potrebbe essere minore di quanto ci si può aspettare.

Anche in questo caso, per spiegare quanto sopra i numeri possono venire in facile soccorso. Sia sufficiente ricordare come il cambio effettivo reale del dollaro Usa si è rivalutato del 22% da settembre 2012, e che lo yuan lo ha sostanzialmente seguito. Stando agli analisti di Barclays, l’indice del cambio effettivo reale cinese verso tutte le principali valute, e tenendo conto dell’inflazione, si è rivalutato del 18,5% da metà 2014. Dunque, la svalutazione avvenuta pochi giorni fa – per una misura inferiore al 2% – è solamente una piccola parte di quanto avvenuto, in senso contrario, e non può compensare la carenza di domanda in Eurozona, o in Giappone.

In aggiunta a quanto sopra, qualora l’obiettivo della Cina sia quello di incrementare i consumi interni, occorre che lo yuan non sia troppo debole (come invece sostenuto da alcuni analisti). Dunque, è possibile che le reazioni immediate dei mercati siano state esagerate, legate più alla sorpresa della mossa, che al reale significato della manovra.

Pechino si è poi affrettata in un primo momento a dichiarare come la mossa sia una tantum, e dunque non sia l’inizio di una nuova politica monetaria. Sebbene non abbia citato la debolezza del commercio estero, ma piuttosto la persistenza del surplus correnti, le dichiarazioni successive a questa apertura sono poi state più tiepide.

Il tasso effettivo reale dello yuan è insomma ancora relativamente alto rispetto a diverse valute, e si sta allontanando dalle aspettative di mercato. In sintesi, è proprio la necessità di riallinearsi al mercato che funge da elemento di riconduzione della riforma, oltre al desiderio di introdurre lo yuan – di fianco al dollaro statunitense, all’euro, allo yen giapponese e alla sterlina britannica – all’interno del paniere dei Diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Per avere una conferma di quanto sopra non si può che attendere. E capire se dalle parti di Pechino hanno ancora voglia di sorprendere…

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