Quantitative Easing europeo: quali conseguenze per l’euro

E’ giunto il momento anche per l’Europa di aggredire la crisi con politiche monetarie ultra-espansive. Non importa se ciò implica la rottura di vincoli per la Bce: la situazione è gravissima, alle porte c’è la deflazione. Ad ogni modo, alcuni hanno salutato questa inversione di rotta come intempestiva, perché giunta troppo tardi.

A cosa sta pensando Draghi nello specifico? La risposta è solo una: al Quantitative Easing. “Acquisto di titoli” e “misure non convezionali” sono espressioni che puntano decisi in questa direzione. E’ bastato solo questo per smuovere i mercati e capovolgere i termini del dibattito comunitario, dunque non stupisce la reazione che Draghi ha scatenato con le sue dichiarazioni successive, ancora più radicali.

In breve, nell’ultima conferenza Draghi ha dato le dimensioni del futuribile intervento. Dimensioni epocali: 1000 miliardi. Per l’Italia sarebbero 80, più di quanto l’Italia potesse mai immaginare. Giusto per dare un’idea, è come se alla nostra economia venisse permesso di produrre un deficit del 9%.

La domanda che molti si pongono è: quale sarà la reazione dei mercati? Quali saranno le conseguenze per il Forex? E’ facile intuire che l’istituzione di un Quantitative Easing europeo provocherà gli stessi effetti “collaterali” che sono stati registrati negli Stati Uniti. Senza contare che, nel caso dell’euro, l’effetto collaterale in questione è il vero obiettivo dell’intera operazione: la svalutazione valutaria. Non si tratta di una svalutazione competitiva, bensì di una svalutazione che potremmo definire “di sopravvivenza”. L’Europa è in deflazione, l’euro è troppo forte e dunque va indebolito per evitare che l’economia continentale si areni definitivamente.

L’euro, ammesso che le parole di Draghi abbiano un seguito, andrà incontro a un processo di svalutazione. Un assaggio di quello che potrebbe accadere, d’altronde, il mercato lo ha ricevuto qualche giorno fa: sono bastate le parole del numero uno della Bce a far scendere l’Eur/Usd. A fine giornata il cambio era giunto a 1,3711.

Il trend ribassista rappresenta una ipotesi più che probabile. Anche perché dall’altra parte c’è un dollaro che, al contrario dell’euro, si prepara al rafforzamento. Il tapering della Yellen si sta rivelando più aggressivo del solito e il miglioramento dei parametri sono segnali che vanno in questo senso.

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