Quotazioni petrolio, fino a quanto durerà la crescita?

Continua il rimbalzo delle quotazioni del petrolio. Una materia prima che fino a non troppo tempo fa quotava valori dimezzati rispetto ai picchi dello scorso anno, e che ora non sembra avere intenzione di arrestare la propria corsa al rialzo. I numeri sono d’altronde sotto gli occhi di tutti. A metà marzo il Wti era sceso intorno ai 42 dollari, per un valore al minimo dal 2009. Ad oggi il Wti ha invece già riguadagnato quota 60 dollari (mai rivisti dallo scorso dicembre), in continuo rialzo.

L’ultimo rimbalzo conseguito dalle quotazioni del petrolio è arrivato dall’Arabia Saudita, con l’aggiornamento dei listini della Saudi Aramco per giugno. In merito, il quotidiano Il Sole 24 Ore osservava puntualmente come gli Osp (gli Official Selling Prices, i prezzi ufficiali di vendita), che da qualche tempo gli investitori osservano con attenzione, sarebbero stati incrementati per i clienti in Europa e in Nord America, e mantenuti stabili per quelli asiatici. Quanto basta per passare alle immediate conclusioni: il fatto che i prezzi siano stati ritoccati al rialzo, significa che la domanda sta migliorando. E, dunque, un chiaro messaggio rialzista, per un mercato che sembra accogliere positivamente questo genere di sollecitazioni.

In aggiunta a quanto appena ricordato, più recentemente si sono aggiunti altri segnali rialzisti dalla Libia, dove è stato chiuso il porto di Zuetina, uno degli scali più importanti per il greggio. Un evento che costringerà ulteriormente a rallentare la produzione dei giacimenti (attualmente già sotto i 500 mila barili al giorno, ovvero un terzo della capacità produttiva).

Dunque, alla luce di tutto ciò, sembra che gli investitori non puntino più sull’eccesso di petrolio che grava sul mercato, bensì sulla situazione per certi versi opposta. Occhio, tuttavia, che la situazione non sia proficua di delusioni: secondo alcuni analisti siamo infatti di fronte alla formazione del c.d. “double dip“. La stessa Bank of America Merrill Lynch sottolineava pochi giorni fa come una ripresa dei prezzi così forte è scarsamente giustificata, e come il rally stia mascherando un debole equilibrio dei dati fondamentali. Sul mercato petrolifero non è dunque cambiato molto, eppure il rally compiuto dai livelli minimi è impressionante. Un rally che potrebbe tuttavia essere anche la stessa determinante del suo fallimento, visto e considerato che un simile evento corre il rischio di stimolare nuovamente l’offerta e scoraggiare la domanda.

Continueremo ad aggiornarvi sull’evoluzione delle quotazioni anche nel corso delle prossime settimane.

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