Scelte di investimento 2016, molto dipenderà (ancora) dalla Fed

Il 2016 è appena cominciato, e le scelte di investimento che verranno fatte nell’anno non potranno che influenzare in maniera significativa l’andamento dei propri portafogli. Il tutto, nella consapevolezza che molti orientamenti dipenderanno ancora da come la Fed deciderà di influenzare i mercati nei prossimi mesi, considerato che le manovre di politica monetaria delle Banche centrali – e in particolar modo della Federal Reserve – oltre alle sorti delle elezioni presidenziali statunitensi, il rallentamento della crescita in Cina, la crisi delle economie dei paesi emergenti, il crollo delle quotazioni del greggio, le tensioni geopolitiche e il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, potrebbero minare le poche certezze degli investitori internazionali.

Un cenno di particolare riferimento dovrà tuttavia essere prestato proprio alla Fed: secondo la maggior parte degli esperti la Fed alzerà i tassi negli Stati Uniti almeno quattro volte nel corso dell’anno, mentre la Bce continuerà ad avere un atteggiamento ultraccomodante, inondando il mercato di liquidità nella speranza di accelerare la crescita nell’area. Sull’effettiva possibilità che la Fed aumenti per ben quattro volte i tassi ci sarebbe molto da dire, a cominciare dal fatto che – a nostro giudizio – è attualmente improbabile che vi siano così tanti ritocchi nell’arco di un solo esercizio, ferme restando le attuali condizioni macro.

Lo scenario più probabile, a nostro giudizio, è che dopo il rialzo di dicembre, lungamente atteso vi sia una pausa a gennaio, periodo in cui è estremamente improbabile che i tassi possano essere ritoccati ulteriormente al rialzo, ma che possa effettivamente verificarsi un rialzo nella prima occasione utile dopo gennaio. Il mese di gennaio potrebbe dunque essere un mese di test, valutando l’evolversi di inflazione, occupazione e condizione dei mercati finanziari, i tre grandi driver che hanno finora orientato le politiche della Banca centrale statunitense.

Alla luce di quanto sopra, e valutate altresì le pressioni deflazionistiche in aumento, è insomma probabile che il prossimo rialzo avvenga entro giugno, e che nella seconda parte dell’anno possa esservi almeno un ulteriore rialzo (a nostro giudizio, e allo stato attuale delle cose, uno solo, per un totale di due nel 2016).

Insomma, la normalizzazione dei tassi sarà molto graduale, e difficilmente la Fed commetterà gli errori di due decadi fa, quando alzò troppo rapidamente i tassi. I quali, dunque, saranno destinati a rimanere strutturalmente molto, molto bassi…

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