Sterlina in arretramento dai massimi post FOMC

La sterlina britannica ha aperto la settimana iniziando la sua strada di arretramento rispetto ai massimi raggiunti nell’immediato post-FOMC della Federal Reserve in area 1,45 GBP/USD. Ad ogni modo, il cedimento è piuttosto modesto, soprattutto se si tiene conto dei rischi – più volte ricordati anche sul nostro sito – che sono legati all’incertezza sull’esito del referendum UE di giugno (Brexit).

La tensione politica sul tema Brexit è infatti molto elevata, e per il momento sembra che il mercato stia reagendo meglio del previsto. Probabilmente tale resistenza alle difficoltà da parte del mercato risulta essere imputabile al fatto che mediamente i sondaggi si mantengono stabili rispetto alle scorse settimane, aumentando però nel contempo il rischio di correzione del cambio qualora dovesse emergere un seppure lieve aumento delle fila dei favorevoli a uscire dall’Unione Europea.

Contemporaneamente, in questi giorni i mercati sono ben propensi a focalizzarsi su dati molto importanti che arricchiranno il calendario macroeconomico degli investitori. Gli appuntamenti che consigliamo di tenere sotto stretta osservazione sono quelli di giovedì (usciranno i dati delle vendite al dettaglio) e, ancora prima, quelli dell’inflazione: per tale ultimo dato le attese sono di leggera risalita da 0,3 per cento a 0,4 per cento in febbraio. Se il dato dovesse deludere, è probabile che la sterlina possa correggere il proprio cambio con il dollaro.

Passando alla valuta unica europea, la settimana scorsa si è chiusa per l’euro con una pausa nella risalita: il massimo post – FOMC toccato giovedì scorso a quota 1,1342 EUR/USD ha rappresentato un importante punto d’arrivo, e molto dipenderà ora dai futuri dati PMI dell’area e degli indici tedeschi IFO e ZEW, in corso di pubblicazione. L’impressione di buona parte degli analisti è che se in questi mesi il quadro macro economico dell’area unica europea non dovesse mostrare alcun miglioramento, la probabilità di ulteriore stimolo della Banca centrale europea a giugno sarà destinato ad aumentare, e con essa la probabilità di ri-discesa dell’euro sotto quota 1,10 EUR/USD (un’ipotesi che viene mantenuta dagli stessi analisti come prevalente rispetto alle altre).

Naturalmente, una buona parte delle determinanti sarà influenzata anche da quanto realizzerà la Federal Reserve, con l’impressione che il FOMC possa scegliere di prolungare la pausa nella strada di rialzo dei tassi di interesse ad aprile, per poi riprenderla a giugno. In tale frangente, il dollaro potrebbe tornare ad apprezzarsi nei confronti delle principali valute controparte e, tra esse, l’euro.

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