Stop Bitcoin: la decisione di Bitsmap

I Bitcoin sono già entrati nella storia. Lo hanno fatto come “prima valuta crittografata”. O meglio, come prima valuta di questo tipo capace di raggiungere il successo. “Successo” è comunque un eufemismo dal momento che la moneta virtuale nei primi anni della sua vita ha raggiunto quotazioni molto alte, emergendo come vero e proprio fenomeno di massa.

Poi, qualcosa è andato storto. Magari la bolla si è semplicemente sgonfiata, anche se sarebbe superficiale ridurre il declino a una semplice questione fisiologica. Il problema è che il Bitcoin si sta scontrando con alcuni problemi strutturali, i quali sono sono emersi in tutta la loro pericolosità nell’ultimo anno. Annus Horribilis per il Bitcoin, che ha dovuto affrontare scandli e truffe.

Il 2015 non è inziato molto bene. Anzi: il Bitcoin, o meglio uno dei servizi legati al Bitcoin, ha subito un attacco informatico. La naturale è conseguenza è stata la sospensione degli scambia. Ecco quello che è accaduto e le conseguenze per la moneta virtuale.

Bitsmap è una delle più grandi società che tratta i Bitcoin, nella quale – tra le altre cose – è possibile depositare la propria moneta virtuale, proprio come se fosse una banca. Creata da due ragazzi sloveni, ha accumulato una grande ricchezza grazie all’ascesa (soprattutto in termini di valore) del Bitcoin.

Ebbene, il 5 gennaio ha subito un attacco hacker che ne ha compromesso i servizi. Prima Bitsmap ha comunicato il problema e consigliato di non utilizzare i servizi (“plesase do not make deposit to previuos issued bitcoin, they cannot be honored”) infine ha proprio sospeso i servizi. Per tutta la giornata non sono state diffuse ulteriori comunicazioni circa il ripristino della naturale routine, ma questo è comunque avvenuto in 24 ore.

Solo un giorno di disagio, quindi. Niente di particolare, anche se dal punto di vista simbolico questo incidente pesa. I Bitcoin sono oggi vittima di una ondata di sfiducia che ne sta rafforzando il trend negativo. La miccia è stata innescata qualche mese fa con il fallimento di Mt. Gox, una delle più grandi “banche” di Bitcoin.

E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, certo, ma è innegabile che il vaso fosse sull’orlo già da un po’. Non è un caso che, dopo il piccolo di novembre del 2013, il Bitcoin si sia reso protagonista di una discesa inarrestabile. I numeri bastano a dipingere con realismo la situazione: poco più di un anno fa, al suo massimo, il Bitcoin valeva più di 1000 dollari, oggi siamo sui 250. Qualcosa vorrà dire.

Nonostante ciò, Gaving Andresen, creatore della valuta, crede che il meglio non sia passato, ma debba ancora venire. La sua interpretazione è che il mercato non ha ancora capito il Bitcoin. Quando lo farà, allora la sua creatura vivrà la sua epoca d’oro, questa volta senza rischio di crollare come ha fatto nel 2014.

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