Taglio dei tassi: perché l’euro non si svaluta?

Il 5 giugno Mario Draghi, presidente della Bce, ha annunciato misure espansive per frenare la corsa alla deflazione nella zona euro. Un annuncio, questo, che recava con sé molte aspettative in chiave forex. Se l’obiettivo della Banca Centrale Europea è la svalutazione dell’euro, è lecito aspettarsi un crollo, o almeno un trend al ribasso, del cambio Eur/Usd.

Qualcosa però è andato storto. Dopo una iniziale discesa, il rapporto euro-dollaro è risalito, facendo dubitare della reale efficacia delle misure prese. Gli analisti si chiedono: perché l’euro non riesce a svalutarsi? Cosa c’è dietro la resistenza della moneta unica? Ci sono in vista opportunità per gli investitori?

Rispondere alla prima domanda non è difficile. E’ sufficiente prendere coscienza di quanto Draghi ha fatto. Al di là degli annunci e delle analisi superficiali, è evidente che le misure del numero della Bce sono sì espansive ma soffrono altresì di un certo numero di contraddizioni che non sono sfuggite ai trader. Trader che, come sempre accade in questi casi, hanno reagito di conseguenza annullando la spinta all’indebolimento che stava per caratterizzare l’euro.

Ecco quello che è accaduto: gli investitori hanno incamerato da tempo le aspettative generate dall’annuncio imminente. Al 5 giugno, gli effetti che le misure di Draghi avrebbero dovuto sortire erano stati già proiettati sul mercato. La scia, per rimanere tale, avrebbe dovuto accompagnarsi da annunci in grado di spiazzare. Ebbene, questi non si sono verificati. Giusto per fare un esempio, non è stato annunciato il Quantitative Easing.

A incidere sulla mancata svalutazione, anche, come accennato prima, l’esistenza di qualche contraddizione. Prendiamo ad esempio l’ABS, ossia l’acquisto da parte della Bce di titoli cartolarizzati: le aste si terranno a settembre e a dicembre, date troppo lontane per generare un trend al ribasso.

Per quanto riguarda il taglio dei tassi, questa misura, pur rientrando nel novero delle misure espansive, appare insufficiente. Si è passati dallo 0,25 allo 0,10. Questo è sì un minimo storico, ma la domanda è la seguente: se non hanno sortito effetti rilevanti tagli di 0,25 in 0,25, come può sortirlo un taglio di 0,15?

La sensazione è che l’euro, se le cose dovessero rimanere allo stato attuale, non si svaluterà. Un’altra sensazione è che, alla fine dei giochi, Draghi dovrà comunque introdurre il Quantitative Easing in stile Fed o Boj.

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