Tassi di interesse bassi: il punto sull’euro

Sono passati più di due mesi dall’annuncio che tutti gli analisti si aspettavano. Il 5 giugno Draghi ha presentato al mondo intero nuove politiche monetarie in grado di risolvere il problemi che tutt’ora affliggono l’euro. Riforme significative ma, purtroppo, non epocali. L’alternativa Quantitative Easing è stata accantonata.

Ciò non toglie, però, che i provvedimenti della Bce possano influire sul forex. La domanda, a due mesi dall’annuncio, è proprio questa: si è visto qualche effetto sul forex?

La risposta è: così così. Dopo uno slancio iniziale, le parole di Draghi hanno perso il loro mordente. Nei primi giorni gli analisti hanno immaginato che sì, per l’euro poteva aprirsi una nuova era. Un’epoca in cui la moneta unica non avrebbe più intralciato il percorso di ripresa dei paesi membri, bloccato da un mercato interno che offre poche opportunità e da un mercato globale che esige monete deboli per fare del buon export.I presupposti c’erano tutti. Il taglio dei tassi di riferimento (ora a 0,15) avrebbe dovuto convincere i mercati che l’economia reale sarebbe stata inondata di liquidità, e così anche il taglio degli interessi sui depositi – ora negativi – avrebbe dovuto convincere gli investitori che le banche avrebbero finalmente concesso del buon credito a famiglie e imprese.

Qualcosa però è andato storto, principalmente per due motivi. Il primo è un motivo strutturale: le misure di Draghi richiedono almeno otto mesi per sortire effetti reali. Il secondo motivo è un motivo di immagine: gli effetti reali si vedono nel medio termine, ma gli altri possono – e devono – essere registrati subito. Sarebbe dobute bastare le parole di Draghi per “immergere” l’euro in una spirale di indebolimento.

Evidentemente Draghi non è stato reputato credibile. Oppure – cosa molto probabile – i trader avevano già incamerato sottoforma di aspettative le misure del presidente della Bce. Sicché, quando queste si sono palesate è stato quasi come se nulla fosse. In tutto ciò ha sicuramente pesato l’assenza del Quantitative Easing.

Nei piani del banchere italiano, l’euro si sarebbe dovuto svalutare. Così non è accaduto: a oggi, non siamo lontanissimi da massimi di marzo (1,36 contro 1,39 per l’Eur/Usd).

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