Tassi Fed, le Borse credono nel rialzo

L’ultima seduta della scorsa settimana, all’insegna degli acquisti per la maggior parte delle borse europee (e in particolare Piazza Affari), ha dimostrato che le piazze finanziarie credono sempre di più nel pronto incremento dei tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve, per una mossa che manca oramai dal 2006.

Il merito è, come intuibile, della diffusione dei dati sul mercato del lavoro negli Stati Uniti. Elementi statistici nettamente migliori delle previsioni, che dimostrano come in ottobre sono stati creati 271 mila nuovi posti nei settori non agricoli (mentre il consenso degli analisti di mercato era fermo a 182 mila), e che il tasso di disoccupazione si è attestato al 5%.

Dunque, alla luce di questi positivi dati macroeconomici, sono sempre di più gli operatori di mercato che ritengono che la Federal Reserve effettuerà il primo rialzo dei tassi in dicembre, nell’ultima occasione utile prima della fine dell’anno.

Una convinzione che, a ben vedere, a trascinato al rialzo anche i rendimenti dei titoli di Stato sul mercato obbligazionario, con il Btp decennale che rende l’1,79% e lo spread fra Btp e Bund che è balzato di dieci punti a 109.

Per quanto concerne il tema principale dei nostri approfondimento, gli investimenti sul Forex, è nei cambi valutari che si vede quanto siano stati attesi gli elementi informativi provenienti dal dipartimento del lavoro di Washington, con i dati sull’occupazione negli Stati Uniti che hanno spedito l’euro ai minimi da sei mesi, valutato che si rafforza la prospettiva di una stretta monetaria. Dunque, in chiusura di scorsa settimana la moneta unica è terminata a 1,0740 sul biglietto verde dopo essere scesa a 1,0706. Il cambio euro-yen è invece stabile a 132,32.

Dando un rapido sguardo al comparto delle commodities, per le materie prime, quotazioni del petrolio in ribasso: a Londra il Brent cedeva 55 centesimi a 47,43 dollari nell’ultima parte della settimana, mentre a New York il Wti era scambiato a 44,40 dollari (-79 cent). Sempre in ambito commodities, continua a perdere terreno l’oro, oggetto di forti ondate di vendita: il metallo prezioso lasciava infatti sul terreno oltre 18 dollari a 1.088 dollari, chiudendo dunque la settimana sotto quota 1.100 dollari.

Divengono a questo punto importanti eventuali conferme che la Federal Reserve potrebbe lanciare attraverso i suoi membri di principale riferimento. Mai così concordi, comunque, nel muoversi verso la scelta più scontata.

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